30 giorni di notte - Juarez o Lex Nova e il caso delle 400 messicane morte
Lex Nova, investigatore privato, cacciatore di vampiri - e vampiro lui stesso suo malgrado - arriva a Juarez, piccola e squallida cittadina nei pressi del confine tra Stati Uniti e Messico. Qualcosa o qualcuno sta uccidendo le ragazze di Juarez: le statistiche ufficiali dicono 200 vittime, ma le giovani scomparse sono 400. E questa carneficina attira anche lo spietato clown-vampiro Bingo e le sue sexy ‘assistenti’, Halo ed Echo, che vedono nella strage i segni dell’opera di forze oscure, e soprattutto della presenza di Zio Zero, un vampiro allontanatosi dalla famiglia tempo prima. Tra preti senza fede, prostitute-bambine, poliziotti corrotti o incapaci, povertà, famiglie sfasciate e industriali che considerano le proprie operaie alternativamente forza lavoro da spremere o carne da macello, il rendez-vous tra Bingo e Lex Nova porta a galla terribili memorie del passato e nuovo sangue... 
La miniserie 30 giorni di notte rappresenta uno dei più sorprendenti fenomeni editoriali degli ultimi anni: una oscura serie underground come tante divenuta un cult, schizzata in cima alle hit-parade di vendita, entrata nel mirino di Hollywood (il film “30 giorni di buio”, prodotto da Sam Raimi per la regia di David Slade e con Josh Hartnett e Melissa George, è appena arrivato anche in Italia) e alla base anche di una serie di romanzi pubblicati negli Usa dalla IDW. Qui siamo al quarto capitolo italiano della saga (ma la scansione è diversa dall’originale americano), una ‘variazione sul tema’ ambientata a Ciudad Juarez, al confine tra Messico e Texas, teatro negli ultimi anni di un'esplosione di delitti senza precedenti: circa 400 cadaveri di donne e bambine scoperti, nessun colpevole, inchieste all'acqua di rose. Della vicenda si sono occupati libri, serie tv, giornalisti coraggiosi (come non citare Diana Washington Valdez?), associazioni di difesa delle donne e dei diritti umani. Ora tocca a un fumetto horror: miseriose sono le vie della denuncia sociale. L’originale ibrido tra matite e pennelli ideato da Ben Templesmith per la storia dona freschezza e sense of wonder a un plot cupo, macabro e spaventoso a dovere ma tutt’altro che esente da deja-vu. Matt Fraction butta nel frullatore Raymond Chandler, Oliver Stone (vi ricordate “U-Turn”? Tra l’altro splendida protagonista femminile di quel film sottovalutato era Jennifer Lopez, a sua volta alle prese con i delitti di Juarez nel film Bordertown: connessioni, tracce, coincidenze...), John Carpenter, Stephen King, Buffy l’ammazzavampiri e tanto altro, e spinge il pulsante centrifuga. “Il bastardo ha buttato giù uno script talmente denso che mi ha fatto lavorare duro”, ha raccontato in una recente intervista Templesmith. “Il formato a griglia fissa è venuto di conseguenza. Di solito mi piace maggiore libertà, ma Matt è stato precisissimo e dovevo per forza costruire uno schema ordinato a una storia come questa”. Una storia come questa. Nera come questa.

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