Viaggio ai confini dell'Occidente
Un moto non d'epoca ma abbastanza vecchia da avere il fascino del vissuto. Una enduro ovviamente: Yamaha 550 XT. Pochi bagagli, la voglia di est e di invertire il senso di una migrazione. Dall'Italia verso l'Albania alla scoperta del 'paese delle aquile' che con la nostra penisola ha condiviso un pezzo della sua storia. E poi visitare un paese ex comunista ha ancora il suo fascino, almeno fin quando i simboli dell'occidentalizzazione non avranno del tutto rimosso i segni del regime precedente. Con questo spirito Maurizio Crema, giornalista professionista, parte per il suo viaggio in moto "Ai confini dell'Occidente", in giro in solitaria per l'Albania. In realtà il viaggio non doveva essere in solitaria, ma per una serie di defezioni di buona parte del gruppo iniziale Crema si ritrova a partire da Verona diretto a Venezia, prima tappa del viaggio, da solo. A Verona Giulia, un'amica in crisi con il ragazzo, decide di unirsi a Maurizio. Venezia-Trieste, dunque, seconda tappa; in due in moto e il viaggio comincia. La moto arranca ma i due riescono ad imbarcasi sul traghetto Trieste-Durazzo. In mezzo al mare Giulia riceve un sms: "Torna ho bisogno di te"; e siccome l'amore vince sempre ma in particolare su un viaggio che si presenta accidentato e polveroso, sbarcati a Durazzo Giulia si imbarca di nuovo per l'Italia. A questo punto la volontà di Maurizio vacilla, anche perché la sua moto non ha voluto sentire ragioni e toccato il territorio albanese ha deciso di tirare le cuoia. Risultato: a Durazzo, da solo, con la moto abbandonata nei pressi del porto. Si insinua il dubbio che sarebbe meglio tornare a casa ma in un rigurgito di orgoglio Maurizio decide di continuare. È lì che comincia il viaggio vero e proprio. Direzione Valona, ma di autobus neanche l'ombra. Gli si accosta un uomo, in Mercedes nera, si contratta, 45 euro fino a destinazione. Per strada ci sono migliaia di bunker costruiti durante il regime di Enver Hoxha, il dittatore che negli anni trenta inventò il comunismo schipetaro e lo guidò in maniera ferrea fino alla sua morte nel 1985. La tappa successiva a Valona è Scutari, dove Maurizio incontra Cristiano, capo-missione Onu; l'incontro rappresenta la svolta: Cristiano presta al giornalista la sua moto, una Honda 600XL e il viaggio riprende secondo l'originale progetto...
Scutari, Berat, Argirocastro, Saranda, Butrino, Himare e poi ancora Durazzo, Scutari, Lezhe. Un giro in terra d'Albania fatto di natura, di chiese ortodosse ma soprattutto di incontri con le persone. Ragazze giovani che vogliono scappare anche se sanno benissimo che l'Italia non è quella della tv e delle veline perché in quasi venti anni di emigrazione le storie delle loro connazionali rimbalzano di ritorno ripercorrendo l'Adriatico. Ragazzi che vogliono studiare all'estero per non dover essere costretti a fare i lavori più umili. Ma anche incontri con alcuni esponenti dell'odierna classe media di un paese comunque povero. Il libro è un diario di viaggio. Spesso l'autore cita Ernesto Che Guevara e i suoi Diari della motocicletta. Tralasciando impossibili paragoni, è innegabile che un diario scritto on the road abbia sempre il suo fascino. La descrizione di incontri, di posti, di esperienze incuriosisce e fa venire la voglia di "per la stessa ragione del viaggio, viaggiare". In tempi di slow-food e slow-life sarebbe anche il caso di riappropriarsi di mezzi di locomozione 'lenti' per spostarsi, e viversi il viaggio in sé.
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