Amabili resti
Non è la trama in sé a fare di questo libro una grande prova di scrittura, non è solo il fatto che la Sebold sia stata realmente stuprata nel 1981, né l’idea del Grande Cielo in cui le anime morte violentemente si ritrovano e come angeli vegliano su chi li ha amati. È piuttosto lo stile narrativo, è l’introspezione fortissima che ci accompagna nel dolore della perdita, nei percorsi che l’animo affronta quando non riesce ad accettare che qualcuno gli venga portato via in questo modo, senza una ragione, senza una logica, è la toccante sensibilità della protagonista che non riesce a prendere le distanze dalla sua famiglia, che gioisce e soffre con loro in ogni momento della giornata, mese dopo mese, anno dopo anno, è la forza d’animo che bisogna andare a ripescare nei meandri dell’anima, con le unghie e con i denti, per potersene fare una ragione, per saper ricostruire fondamenta distrutte da una detonazione che parte dalla base, è il raggiungimento della consapevolezza che la vita non può fermarsi, mai, neanche di fronte alla morte. E c’è amore, amore che trasuda da ogni pagina, un amore che si fa spirituale, un amore salvifico che fa muovere il mondo e che porta giustizia anche quando tutto sembra perso. È una storia di speranza, di respiro divino che ci avvolge e che ci esorta a sognare, se non a credere, che chi ci lascia resta comunque con noi, ci è vicino, ci protegge o almeno tenta di farlo e che si manifesta se gli occhi del cuore decidono e scelgono di vedere, al di là del velo dell’assenza fisica. Commovente nella sua irreversibile realtà. Da accettare, con un sorriso che si accende timidamente sul volto mentre celebriamo resti amabili, resti indimenticabili.
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