Amami (Love me two times)
La periferia di Milano d’estate è bollente, asfissiante, paralizzante. Un uomo, sfiancato dalla recente fine del suo matrimonio, all’improvviso vede riaffiorare e rovinargli addosso il suo drammatico passato: è bastato l’incontro, in metropolitana, con quell’uomo lì, una decina d’anni più di lui, ben vestito, capelli pettinati all’indietro. Lo segue, lo pedina, lo “aggancia” con un pretesto. Poi lo fa salire a casa sua, lo narcotizza e nascosto dietro alle persiane chiuse della sua casa compie uno degli atti più sciagurati che un essere umano può concepire. Lega al suo letto quell’uomo terrorizzato, lo bastona, lo sevizia. Gli fa la barba, lo lava, lo fa pisciare. Lo abbraccia, lo umilia, lo taglia con un rasoio. In apparenza privo di pietà e di umanità, compie gesti che, leggeremo, non sono nulla al confronto di quello che ha dovuto subire lui vent’anni prima. Dolorosi flashback, come bagliori improvvisi, intervengono man mano a illuminare le zone più buie dell’infanzia del protagonista: passato e presente si rincorrono in un estenuante flusso narrativo. Il presente, straziato dall’abbandono dell’unica persona che l’ha saputo amare, e il cui appello a riamarlo costella furiosamente tutta la narrazione, si alterna al racconto tragico del passato di un bambino che a soli dieci anni già se ne sentiva addosso il doppio...
Altro che J.T. Leroy: se volete provare ad accostarvi anche solo un po’ all’esistenza di chi, ignorato dalla società, dagli adulti, dagli assistenti sociali, dalla chiesa, dalla scuola, subisce una violenza fisica da bambino, questo è il libro giusto. Placido Di Stefano non lesina sul dolore e sugli effetti del dolore, sulla degenerazione mentale di una vittima della pedofilia, sulla impossibilità di sfuggire a un destino che sembra stare lì beffardo e maligno ad aspettare che tutto si compia, così come deve essere. Due soli appigli restano da afferrare. La scrittura, che il protagonista rincorre faticosamente, ticchettando sulla sua manuale nelle notti insonni e allucinate, e, più di ogni altra cosa, l’amore. Con questo romanzo Di Stefano si è piazzato tra i finalisti al premio Italo Calvino del 2004. Un registro narrativo che riesce a modularsi e ad aderire perfettamente al continuo gioco al rialzo tra presente e passato. Brutale e commovente, sperimentale quanto basta per adattarsi a una tematica sociale senza diventare un libro di denuncia, Amami (Love me two times) è un calarsi progressivo nella disperazione umana. Si avvertono i gentili lettori: alcune pagine fanno davvero male, la sensazione è quella di camminare sui vetri rotti.

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