Grande Madre Rossa
Forse gli storici del futuro leggeranno Grande Madre Rossa come un contributo alla riflessione su certi momenti critici della storia del nostro Paese. Non tanto per la qualità letteraria del romanzo, il cui stile e linguaggio semplice e concitato si adattano bene al contenuto ansiogeno della trama; nemmeno perché Giuseppe Genna è tra gli scrittori più attivi e noti nella scena editoriale italiana o perché il libro, a quattro anni dalla sua pubblicazione, è venduto insieme a altri bestseller nei distributori automatici della metropolitana milanese. Potrebbe accadere perché riporta nomi di aziende, strutture istituzionali, media, luoghi e personaggi politici reali: per esempio, nel “premier” affarista - protagonista anche del cosiddetto “capitolo fantasma” del libro, scaricabile dal sito dello scrittore – è facilmente riconoscibile Silvio Berlusconi. Nella Nota premessa allo svolgimento della narrazione, l’autore spiega di essersi servito della realtà “al fine di denotare figure, immagini e sostanze dei sogni collettivi che sono stati formulati intorno a essi, e si riferiscono quindi a un àmbito mitologico che non ha nulla a che vedere con informazioni od opinioni circa la verità storica effettiva degli avvenimenti o delle persone – in vita o scomparse – su cui questo romanzo elabora una pura fantasia”. Quanti però, tra i lettori comuni che magari acquistano il libro in metropolitana, sanno che Ulrike Meinhof (1934-1976) è vissuta e morta sul serio, andando incontro a una fine orribile, proprio come quella rievocata in Grande Madre Rossa? Faceva parte della “Banda Baader-Meinhof”, un gruppo terrorista tedesco attivo negli anni Settanta, e la sua biografia è stata pubblicata in Italia nel 2007. Escludendo un ispettore poco originale come Lopez (ex tossico, con l’impermeabile sporco) e una trama plausibile benché fantasiosa, il pregio vero del romanzo restano forse certe prove di scrittura sparse qua e là, e le prime cinque pagine del libro in cui l’esplosione è osservata dallo spazio ultraterrestre.
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