Jacob il bugiardo
Prese una nazione distrutta, recuperò la sua economia e restituì l’orgoglio al suo popolo. Nei suoi primi quattro anni di governo diminuì sensibilmente il numero dei disoccupati. Ridusse l’inflazione. Adorava la musica e la pittura e quand’era giovane sognava un futuro da artista. “É possível contar um monte de mentiras dizendo só a verdade!”. Con queste parole il quotidiano brasiliano “Folha de S.Paulo” raccontava in uno spot televisivo l’ascesa e la vita di Adolf Hitler, concludendo che “E’ possibile raccontare molte bugie, dicendo solamente la verità”. Un concetto sempre attuale, molto pericoloso. Dal quale è bene tenersi alla larga, soprattutto in giorni come questi in cui la memoria deve ritrovare la propria identità. Nella storia si sono avvicendati uomini onesti e bugiardi. Alcuni hanno agito seguendo le proprie ragioni, altri hanno inseguito delle chimere politiche. Altri ancora hanno rielaborato il concetto di male assoluto e ne hanno fatto la propria fede. Si può mentire, si possono dire delle bugie, senza essere necessariamente bugiardi. E’ possibile sopravvivere alla dura realtà aggrappandosi alla fantasia. Successe in quegli anni difficili e si ripete nei momenti di difficoltà. L’uomo si affida alla bugia, perché è l’unica verità che possiede. Jakob il bugiardo di Jurek Becker è un lucido ritratto della condizione umana. Un intreccio in cui l’elemento storico è accantonato per lasciare spazio ai sentimenti dei protagonisti. Condito da un ritmo discontinuo e una narrazione metodica, Jakob il bugiardo nasce e cresce in un ambiente poco romantico. Le scene di quotidiano malessere fanno da sfondo alla straordinaria visione della realtà del protagonista. Un’ opera consigliata a tutti coloro che sentono la necessità di apprendere di più sulla Shoah, ma che prediligono registri poco formali. Fuori da ogni qualunquismo e libero dallo spettro della retorica, il racconto di Becker trascina il lettore negli angoli della tragedia, lasciandolo dinnanzi alla verità, perché come disse Primo Levi “Se comprendere è difficile, conoscere è necessario”.
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