Catrame
A nove anni di distanza dalla sua prima uscita - e in contemporanea con l'uscita del suo ultimo romanzo, Hitler - torna in libreria il libro d'esordio di Genna, il noir ellroyano-meneghino che fa da preludio alla trilogia composta da Nel nome di Ishmael, Non toccare la pelle del drago e Grande Madre Rossa. Già il titolo è un manifesto programmatico, una dichiarazione d'intenti estetici: come il catrame infatti è densa, collosa, mutaforma e nera la sostanza della quale è fatto il non detto, il segreto, il sotterraneo, il buio, il 'dietro le quinte', quel Grande Complotto che attraversa la storia italiana del dopoguerra e che è diventato pane quotidiano, know-how, modus vivendi quando non addirittura unica ragion d'essere per certi poteri - politici, militari, spionistici, economici, culturali, religiosi, criminali - devia(n)ti, certe pedine del gioco, certi personaggi ambiguamente non ambigui. Oggi conosciamo e apprezziamo Genna per il suo magnifico talento nel farsi cantore di questo Grande Complotto, delle tenebre che lo ospitano e delle genti che le abitano: ma rileggendo a distanza di quasi un decennio il suo romanzo d'esordio ci rendiamo conto che i suoi temi 'forti' sono già tutti lì, come chiodi piantati nel muro, evidenti a chiunque avesse voluto e saputo vederli già dal 1999. Genna ama raccontare che l'idea alla base di Catrame era scrivere un giallo simenoniano che piacesse a suo padre (come la dedica "A Vito, che ama Simenon" sta a testimoniare), ma il risultato è ben più maledetto, morboso (nonostante l'assenza di qualsiasi concessione al grand-guignol e l'ambientazione del tutto anti-esotica, i palazzoni di Calvairate tra i quali l'autore stesso peraltro è cresciuto) e ricco di terribili sottintesi. L'ispettore Guido Lopez si muove con la determinazione febbrile di un malato incurabile in un teatro fatto più di ombre e di quinte che di riflettori e ribalte, un luogo incantato e pericoloso dove anche la morte di una vecchietta in una casa popolare con la tromba delle scale puzzolente di brodo può nascondere i segni di trame oscure che affondano le loro radici giù nell'abisso, fin dentro i misteri del caso Moro e degli anni di piombo. Un luogo terribile, un inferno di bugie dolorose per esplorare il quale non avremmo potuto desiderare un Virgilio migliore di Giuseppe Genna.
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