M.O.S.T.

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M.O.S.T.

Serge Bayou è uno scienziato anomalo, un uomo strano, eclettico, come lo sono le persone che frequenta, le amanti che ha, la gente che incontra. Il suo impiego consiste nel dirigere un progetto top secret ed essere il coordinatore di un gruppo di lavoro eterogeneo sparso in tutto il mondo. L’opera alla quale tutti questi stimati professionisti e ricercatori partecipano è la realizzazione di un’intelligenza artificiale. Anzi, a dire la verità mirano alla creazione di un robot in grado di riprodursi mediante un DNA elettronico. Tra una vacanza e l’altra il nostro scienziato tenterà, zigzagando tra un impedimento e l’altro, di portare a termine il suo progetto ed arrivare alla creazione di M.O.S.T. (misterioso acronimo che nasconde qualcosa o qualcuno che verrà svelato solo alla fine)...

Scritto per brevi capitoli che scaraventano il lettore in una girandola convulsa di luoghi, la storia si dipana con una certa macchinosità, e se il tema dell’I.A. è accattivante, l’attenzione del lettore sdrucciola e sbanda frequentemente tra le pagine zeppe di dialoghi. I personaggi sono appena accennati e la trama un po’ troppo dispersiva. L’impressione che se ne ricava è quella di stare costantemente in attesa che accada qualcosa che faccia precipitare gli eventi, che leghi luoghi e protagonisti e porti al cuore di un dibattito più ampio che faccia riflettere sui grandi temi del progresso, ma questo qualcosa non avviene mai. Peccato, perché c’erano tutte le buone premesse (Gian Stefano Spoto è un giornalista RAI che ha condotto una riuscita trasmissione dedicata alle frontiere della tecnologia) così pure gli ingredienti: misteri, equivoci, formule criptate, servizi segreti russi. Tutto questo potenziale si traduce però 'semplicemente' in una caccia al tesoro estenuante dal Bacino del Mediterraneo all’Asia, passando da Ginevra, Cuba... ecc, ecc.