Mondo senza fine
Ken Follett torna all’attenzione del grande pubblico con un nuovo romanzo, Mondo senza fine, pubblicizzato come sequel del celebre I pilastri della terra, best-seller storico che ha consacrato l’autore a livello mondiale. Si tratta in realtà di un ‘seguito’ atipico poiché le vicende, sebbene si svolgano all’ombra delle mura della cattedrale di Kingsbridge, sono ambientate 200 anni dopo. Dei personaggi che abbiamo tanto amato nel primo racconto rimane solo un pallido riflesso, qualche tratto somatico nei volti dei discendenti e l’eco delle loro gesta. Ma è comunque possibile riscontrare un parallelismo forte tra i due libri, soprattutto per quanto concerne la struttura narrativa: quattro personaggi, uniti da un accadimento misterioso; il racconto delle loro vite attraverso quarant’anni di storia inglese (lotte per il trono, l’epidemia della Morte Nera, la guerra dei Cent’anni) ; una storia d’amore centrale, che rievoca la passione di Jack e Aliena; il finale forzatamente a lieto fine, che vede trionfare il bene e la giustizia come nelle migliori favole. E poi ritroviamo lo stile avvincente ed evocativo dello scrittore, con le accuratissime ricostruzioni storiche – a volte troppo pesanti a causa delle infinite e morbose dovizie di particolari – e la minuziosa descrizione di tutti i personaggi, anche marginali. Inizialmente la lettura può risultare lenta, soprattutto per chi si aspetta di incontrare nuovamente i vecchi protagonisti: ma le attese non vengono certo deluse, e gradualmente veniamo introdotti in una storia epica, fatta di passioni, lotte, inganni, vendette, amori, guerre, una lunga serie di personaggi – soprattutto femminili – forti e volitivi, disposti a combattere ad ogni costo le convenzioni sociali ed i limiti del tempo. Sebbene in alcuni momenti la loro polarizzazione Bene/Male risulti un po’ troppo netta, tutti i ruoli si incastrano alla perfezione nella storia, e non possiamo non appassionarci alle vicende ricche di suspence e condividere con i protagonisti le gioie e dolori della loro quotidianità, in un periodo storico carico di cambiamenti, innovazioni, nuovi modi di pensare il mondo. Sono state avanzate numerose critiche al romanzo: l’eccessiva attenzione dell’autore per i particolari di sesso, la morbosità nella descrizione di scene cruente, ma soprattutto lo sconvolgente spaccato di un clero corrotto, combattuto tra spiritualità e potere secolare, dedito a pratiche poco consone al loro ruolo, come la violenza, la speculazione sui cadaveri, i furti, l’omicidio. Questi elementi, sebbene sottolineino gli aspetti più torbidi del Medioevo, non penalizzano la lettura, ma restituiscono un’immagine più vivida e realistica della crudezza di quei tempi. In conclusione, Follett è riuscito di nuovo nel suo intento, quello di creare un racconto indimenticabile e travolgente, anche se probabilmente chi non ha letto I pilastri della terra sarà in grado di apprezzare maggiormente queste pagine, poiché il confronto tra le due opere è inevitabile. E come solitamente succede per i sequel, impietoso.
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