Piccole storie gialle
Nella cripta del piccolo cimitero di S. Michele il commissario Adami si sta chiedendo chi può aver potuto portare lì quel feretro che ad occhio e croce dovrebbe contenere le spoglie di un ragazzino di circa 10 anni – scoperta involontaria di due operai del Comune nel corso di una estumulazione – ed appoggiata alla tomba di Rosa Maria Michelozzi. E poi quella rosa, incisa sulla lapide deve anch’essa avere una spiegazione. Il passato della donna è la chiave del mistero ed Adami inconsciamente lo sa, e proprio da lì comincia ad indagare. Neppure il presente è tranquillo, per quegli strani furti venuti a tormentare il piccolo paese, tutti simili l’uno all’altro tranne l’ultimo per il quale è accusata una compagnia di artisti da strada. Adami li conosce bene quegli acrobati, uno di loro è perfino un suo amico, e non può permettere che il reato ricada ingiustamente su di lui (nonostante un accendino in argento con una coccinella smaltata che appartiene all’uomo ritrovato sul luogo del misfatto). Adami sa che proprio in occasione della manifestazione cultural-teatrale “Palcoscenico-città” c’è chi non gradisce la presenza di quei girovaghi lì intorno ed eccolo partire ad interrogare per prime le autorità. E poi quelle ville che nascondono così tanti misteri: l’una, uno strano fantasma che sembra suonare i Notturni di Chopin e dare botte in testa a chi si ferma davanti ai cancelli della sua dimora e l’altra, con la sua torretta, dalla quale molti si erano buttati nel vuoto. Anche quella notte mentre Adami era arrivato alla soluzione del caso. I tanti grattacapi non lo fermano: i loschi personaggi e le fosche leggende costituiscono uno stimolo adrenalinico per far luce su tante verità...
Piccole storie gialle è una raccolta di quattro brevi racconti tinti di mistero, che tuttavia non hanno niente di angoscioso. Gli intrecci e la suspence non sono di quelli da far perdere il sonno ma da intrigare il lettore sì, seppure l’atmosfera sia molto soft. Niente sangue, niente spari nella nebbia, niente crudi omicidi. A contribuire a rasserenare i quadri dei racconti è certamente il paesaggio della campagna toscana nella quale tutti sono ambientati, e sulla quale spesso l’autrice si sofferma: una campagna che avvolge la scena delle sue luci, dei suoi pioppeti, dei suoi lunghi viali rilassanti nei quali perfino il commissario Adami, indiscusso protagonista delle storie, si rilassa e si abbandona alle sue indagini e ai suoi pensieri. Adami è una sorta di Montalbano del nord – non a caso lui stesso, durante una conversazione telefonica, scimmiotteggia il commissario siciliano “Pronto, bella? Montalbano sono!” – e molto gli assomiglia. Amante delle donne, single per scelta (almeno così afferma, ma in realtà si lascia andare anche a qualche “rammarico sentimentale”), con un’anima un po’ da Peter Pan, una sigaretta (meglio un pacchetto) compagna delle indagini più intricate, a volte un po’ burbero ma facile a sgonfiarsi come un palloncino. E soprattutto, come il commissario siciliano, puntiglioso fino all’ossessione, preciso alla più piccola virgola, sbadato sulle questioni personali ma sul lavoro, no. Inteneriscono in quest’uomo gli affetti: una fidanzata (solo di nome e poco di fatto) con la quale fissare appuntamenti telefonici non sempre mantenuti, una mamma che lo aspetta a casa davanti alla TV e che prepara tortellini fatti a mano. Sembra il perfetto commissario a cui affidare la tranquillità del paese certi, che come una sorta di angelo custode sulle vite di tutti, Adami scaccerà le ombre dal buio per riportare l’armonia nello scorrere normale dell’esistenza. E che dire di Adami uomo? Un simpatico malandrino a cui dare il tempo di imparare a riversare un po’ di quella sua astuta lungimiranza e saggezza nel suo cuore di bambino.

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