Io, l'uomo nero

Io, l'uomo nero
"Sono stato giudice perché ho emesso sentenze, boia perché le ho eseguite, Dio perché ho tolto il bene più prezioso che un uomo possiede : la vita. Ho fabbricato orfani. E chi ero io per fare tutto questo ? Nessuno. Non ero nessuno". La vita, la passione politica e i crimini di Pierluigi Concutelli, ex comandante militare del Movimento Politico Ordine Nuovo, una delle più spietate e violente formazioni terroristiche neofasciste. Da un dopoguerra del tutto simile a quello raccontato dal neorealismo - con in più la nostalgia del regime mussoliniano ereditata dal nonno e l’insofferenza verso la crescente influenza della cultura di sinistra nella società italiana - fino al 1997, anno nel quale ha iniziato a usufruire del regime di semilibertà nonostante i suoi quattro ergastoli, Concutelli ha attraversato quasi mezzo secolo di storia italiana, frequentandone però gli angoli più bui, vivendo da protagonista trame oscure e violente, inseguendo in un macabro crescendo una rabbia atavica e una presunta ‘coerenza’ da guerriero che ne ha fatto una figura tenebrosamente leggendaria nell’immaginario dei militanti di destra per un verso e in quello dei militanti di sinistra per un altro...
Rivivono nel racconto di Concutelli - elaborato dal giornalista siciliano Giuseppe Ardica in una serie di interviste andate avanti tra liti e abbracci, allontanamenti e riavvicinamenti per oltre un anno - le lotte intestine all’interno del neonato Movimento Sociale (con tanto di episodio inedito rivelato, la morte sfiorata dal segretario ‘traditore’ Giorgio Almirante proprio per mano di un camerata di Concutelli durante un incontro casuale nel traffico), la latitanza, la lotta armata, il tragicomico sequestro Mariano, le frequenti fughe all’estero, l’omicidio del magistrato Vittorio Occorsio, la rocambolesca rapina al Ministero del Lavoro, l’arresto, la galera, lo strangolamento di Ermanno Buzzi e di Carmine Palladino in carcere a Novara, l’amicizia con Francis Turatello e il suo sanguinoso assassinio, gli anni di isolamento e privazioni, il ritorno a una parvenza di vita normale. Una testimonianza inquietante, ma non priva di una sua sinistra coerenza interna, un libro utile per fare luce da una prospettiva diversa su misteri, drammi e orrori degli anni di piombo. Lo chiamavano ‘Er Sentenza’.

 

 

 

 
 
 
 
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