Il dottore è ammalato
La ragion d'essere di questo bizzarro romanzo è senza dubbio il suo carattere autobiografico. Nel 1959 infatti anche ad Anthony Burgess, come al protagonista de Il dottore è ammalato, fu diagnosticato un tumore inguaribile al cervello: secondo i chirurghi allo scrittore inglese restava al massimo un anno di vita. Il povero Burgess, comprensibilmente scioccato ma soprattutto preoccupato di lasciare la moglie in preda a problemi economici, si gettò a capofitto nella scrittura partorendo ben 11 romanzi in 4 anni, un record difficilmente uguagliabile (il fatto che un uomo morente per fare tanti soldi in poco tempo di dedichi alla scrittura è impensabile qui in Italia, ma a quanto pare le vie del mercato anglosassone sono infinite - tutta invidia, naturalmente). Il primo di questi 11 romanzi è quello del quale ci occupiamo oggi, finora inedito nel nostro paese, che Fanucci, nel quadro della pubblicazione dell'opera di Burgess e della differenziazione del suo catalogo, non più attento solo alla fantascienza, alla fantasy e all'horror ma alla letteratura tout court, finalmente ci propone, perdipiù in bella veste grafica. Un romanzo zuppo di un'ironia amara, dell'umorismo acre tipico delle persone brillanti quando si ammalano, di rimpianti e malinconia, ma anche di uno struggente amore per la vita. Non conosco la vita dell'autore abbastanza da saperlo, ma spero che la figura della moglie di Spindrift sia assolutamente non autobiografica, tanto è irritante, menefreghista e frivola. Ultima notazione per il linguaggio, irto di giochi di parole (spesso intraducibili), idiomi bislacchi, onomatopee e arzigogoli.
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