In fondo alla palude
In fondo alla palude, vincitore del premio Edgar del 2001, è stato definito da numerosi critici il miglior romanzo di Joe R. Landsdale. Forse non è del tutto vero, ma senza alcun dubbio ci troviamo di fronte a un libro che coniuga con sapienza gli ingredienti dei polizieschi - quando ancora nei polizieschi la soluzione del caso era affidata all’investigazione pura - con i toni nostalgici e sognanti alla stand by me. Ecco infatti il piacevole alternarsi delle indagini (che svelano ben più di un cadavere ritrovato) con il fantasticare dei fratelli - e non solo il loro - attorno alla suggestione dell’Uomo Capra, come se fosse impossibile concepire tanta violenza negli uomini. Su tutto incombe il fantasma del Ku Klux Klan, simbolo di quell’America contrastata e ancora incapace di riconoscersi, in quegli anni difficili. In fondo alla palude è un libro sospeso nel tempo, come una fotografia dai colori sbiaditi e dai bordi dentellati in cui vediamo ritratto un passato che contiene ancora la voglia di immaginare, di sognare e l’innocenza di cedere alle superstizioni. Non a caso tutta la storia è filtrata dallo sguardo di un uomo oramai vecchio, il nostro Harry, abbandonato in una casa di riposo a guardare la vita presente e passata al di là del vetro di una finestra, con lo sguardo ancora fisso su un fiume che sparisce inghiottito dal fitto degli alberi.
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