Raccontare venti

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Raccontare venti

La corsa contro il tempo di un giovane podista. Un’istantanea della vita di uno studente fuori sede. L’amore platonico di un automobilista nei confronti di una modella vista su un cartellone pubblicitario. Le turbe mentali di un lanciatore di sassi dal cavalcavia. Il diario straziante di una ragazza anoressica. La colazione di un giovane scrittore. Un triste capodanno trascorso a Vienna per lavoro. L’attesa infinita di una visita dal medico. Una giovane coppia in rovina dopo la lettura di un libro di Freud. Una levata mattutina ricca di piccole sorprese. Una gustosa merenda in un pomeriggio di maggio. Una partita a tennis vissuta fino all’ultimo punto. Un giovane scrittore in cerca di ispirazioni. Un tipico pomeriggio londinese. Un appuntamento inaspettato con una ragazza. Un’avventura amorosa tra due giovani in gita scolastica a Praga. Una Messa distratta celebrata nella notte di Natale. Un viaggio in treno interminabile...

Lorenzo Piantini è un giovanissimo scrittore alle prese con i suoi primi racconti e Raccontare venti è il suo laboratorio, la sua sala-prove dove non fa rock ma esperimenti stilistici e narrativi che cercano di riunire venti racconti apparentemente indipendenti in un unico filone narrativo, alla cui scoperta ci guida lo stesso autore nella sua introduzione. Raccontare vénti come il numero dei racconti inseriti nel libro (venti, appunto), oppure raccontar e-venti con obiettivi impeccabili centrati sulla realtà oggettiva, oppure ancora raccontare vènti come movimenti d’aria sfuggenti e inafferrabili, della durata di un attimo o di una vita. Sono queste le tre principali chiavi di lettura del libro di Lorenzo Piantini, alle quali si uniscono richiami e citazioni a una cultura letteraria che è parte integrante del sapere dell’autore, nonostante la sua giovanissima età. Sette racconti centrati sui sette peccati capitali, altri dodici improntati su ogni mese dell’anno, ed un racconto finale a chiudere il quadro con un viaggio che sembra non finire. Stile fresco e moderno, semplice e invitante, racconti brevissimi e coincisi. Nel laboratorio di cui sopra il giovane Piantini sembra saper dosare con abilità gli ingredienti di una scrittura gradevole e raffinata, rapportandosi nel giusto modo alla dinamica del racconto. Quello che manca adesso è il prodotto finale. Non più un laboratorio stilistico sperimentale, ma qualcosa di più concreto. Non più un racconto di movimenti d’aria inafferrabili ma qualcosa da impugnare, con forza e convinzione.