In nome del popolo italiano

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In nome del popolo italiano
Intorno alla morte di Benito Mussolini si sono fatte molte congetture, e costruite altrettante teorie. Dove è morto e per mano di chi? Forse è ancora vivo, forse è riuscito a fuggire: lui, Claretta Petacci e qualche gerarca. Walter Audisio, il comandante Valerio delle Brigate Garibaldi, fornisce una versione diversa e molto personale di come andarono i fatti. Fu lui stesso ad eseguire la condanna a morte inflitta al Duce al momento di essere scoperto ed arrestato. Ma tutto parte da molto lontano, da un Walter Audisio piccino per il quale la zia Eugenia ha già tracciato il futuro: Istituto Tecnico per ragionieri prima, pratica nell’ufficio del cugino Pasquale laureato in Scienze economiche e commerciali e Università a Milano poi. È nel periodo della sua formazione, in cui la conoscenza delle cose degli uomini spesso fa a cazzotti col riverbero delle incertezze, che Walter incontra la persona che gli aprirà chiaramente e definitivamente nuovi orizzonti: Ambrogio Belloni, deputato comunista grazie al quale ebbe gli strumenti per sciogliere i dubbi sulle contraddizioni sociali e la coscienza necessaria, quando il tempo fu maturo, per salire in montagna. Il tarlo della politica si è ormai messo inesorabilmente in mezzo, segnando quella parte di vita che la zia Eugenia non era stata in grado di pianificare. Che fare, perché trionfi l’ideale di giustizia e di fratellanza umana? Questa la domanda di Audisio, acceso dall’intemperanza delle giovani passioni politiche. Il suo primo incarico è quello di racimolare clandestinamente fondi per il soccorso rosso internazionale, formato ed incalzato dalle veline sulle quali il PCI provvedeva a divulgare la propaganda. E così in crescendo nell’Italia dei fasci e del Duce: il confino di Ponza e poi la montagna coi partigiani, fino a quell’epilogo che gli ha assegnato, nel bene o nel male, un tassello inossidabile nella storia: aver eseguito materialmente la condanna a morte di Benito Mussolini…
Non è provato che la storia raccontata da Audisio sia effettivamente la versione ufficiale di come il Duce sia stato giustiziato, poiché smentita da più parti anche da esponenti interni alla Resistenza partigiana. Molte le cose che non tornano, dati e date che non combaciano perfettamente. Da più parti si è pensato ad una manovra per mettere un cappello politico ben preciso, quello comunista, sull’esecuzione del Duce, ma la testimonianza del Colonnello Valerio è stata accolta tiepidamente e con numerose riserve anche negli stessi ambienti a lui politicamente affini. Ad ogni modo, la seconda parte della narrazione, quella della montagna e l’epilogo del Duce, risulta estremamente particolareggiata, fin troppo per sembrare un libero sfogo della fantasia. Allora, per non finire invischiati nei preconcetti, bisogna leggere In nome del popolo italiano come un ibrido tra l’autobiografia ed il romanzo d’avventura. Resta comunque il fatto che la sorte delle memorie di Audisio, edite da Teti nel 1975, è stata quella di rimanere relegate alla periferia della sterminata bibliografia dedicata alla Resistenza, dimenticate in qualche magazzino o su qualche bancarella dell'usato.