Il prezzo del silenzio
Dopo una serie di gialli umoristici firmati con lo pseudonimo di Camilla Crespi e inediti in Italia, Camilla Trinchieri riconquista il suo vero nome grazie alla fierezza che le viene da un romanzo magnifico, emozionante come pochi, capace di toccare corde profonde pur mantenendo un impianto mainstream che lo rende sintetico, diretto, lineare, efficace come un battito di cuore. Il prezzo del silenzio mutua ritmi, atmosfere e intrecci dal noir più sofisticato, nonostante la struttura da legal thriller, e non mancano i richiami al cinema di Roman Polanski , di Jean-Luc Godard o di Alfred Hitchcock – cosa del resto niente affatto sorprendente visto il curriculum dell'autrice, che per ben diciassette anni ha lavorato come assistente al doppiaggio al fianco di Federico Fellini, Luchino Visconti, Lina Wertmuller. Il tema dell'intruso che fa deflagrare le contraddizioni, porta a galla i non detto e svela i segreti di una famiglia borghese apparentemente tranquilla non è nuovo, ma qui viene arricchito dal tema del confronto tra culture (evidenziato da una serie di figure di immigrati più o meno 'inseriti', più o meno 'annessi', dall'italoamericana Emma dal passato drammatico alla sinoamericana An-Ling dal passato segreto, dal proprietario ucraino di una ferramenta alle variopinte studentesse della Welcome School) e da una vena di ambiguità sessuale mai esplicitata, non risolta, ma non per questo meno straniante. La prospettiva policentrica (la vicenda è raccontata in soggettiva dai tre membri della famiglia, e a ogni pagina si va più in profondità, più vicini alla verità) regala al romanzo la capacità di sorprendere e un tocco di schizofrenia che non guasta. L'elaborazione del lutto - del peggiore dei lutti – è raccontata senza retorica, senza anestesia, senza paura di far male, e viene usata dalla Trinchieri come una chiave per aprire il lettore – financo quello professionale - per fargli abbassare le difese, per renderlo vulnerabile come i protagonisti, più dei protagonisti. Consiglio caldamente di leggere il romanzo tutto in una volta o al massimo in due, tre volte: ci sono pochi modi di occupare qualche ora migliori della compagnia di un libro così vibrante e sincero. Unico appunto: la grafica di copertina troppo 'lieve' e femminile, un po' fuorviante: potrebbe rendere più difficile la comunicazione con i potenziali lettori del romanzo.
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