E' stato un attimo
Verrebbe da dire che il nuovo romanzo di Sandrone Dazieri è un romanzo sul passato. Lo dice persino lo strillo in copertina. Credo invece che la materia del contendere sia il futuro: forse è la stessa cosa, o forse no. Bivi, opzioni, direzioni. E se la freccia del tempo fosse orientabile a volontà? Se avessimo una seconda chance faremmo le stesse scelte, ripercorreremmo lo stesso cammino? No, eh? E sicuri che le nuove direzioni porterebbero davvero ad una meta migliore? Santo Trafficante ha la possibilità di tentare di mettere in discussione quello che è, quello che ha costruito. E può metterlo in discussione in modo radicale, senza sovrastrutture, perché non sa chi è davvero e perché ha costruito una certa vita e non un'altra. Posizione invidiabile? Forse. Ma forse no. L'espediente narrativo dell'amnesia e della riscoperta/riscrittura di sé ha illustri precedenti sia letterari sia cinematografici: se è così, un motivo ci sarà pure. Magari è lo stesso che ti tiene inchiodato per una buona metà del libro, che Santo occupa anche a fare la vecchia gag dell'ibernato che scopre le incongruenze del progresso tecnologico e della società dei consumi. Anche quella funziona sempre. Suspence, humour, ritmo, mistero. Tutti e quattro vanno calando via via che il romanzo si avvicina all'ultima pagina, mentre subentra una vena malinconica, intimista, persino sorprendentemente romantica. Ma non calano abbastanza da mandare tutto a puttane, no. Bel libro. Una sola perplessità: la copertina (peraltro suggestiva) che c'entra?
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