Ragazze lupo
Da questo punto in poi il romanzo prende una piega completamente inaspettata e dopo un inizio cupo e goticheggiante si viene trascinati in una ridda di avvenimenti avventurosi e di dialoghi ironici, divertenti e strampalati. La stessa Kalix perde il suo ruolo di protagonista e si trova a condividerlo con gli altri personaggi principali, un capitolo a testa. Tra tutti emerge prepotentemente la Regina Malveria, sovrana degli spiriti del fuoco, dotata di un potere immenso e di un carattere "infiammabile" (appunto!) e contraddittorio: abile combattente e stratega, illuminata sovrana del suo impero in cui regnano pace e prosperità, Malveria ha un unico punto debole: non tollera nulla che sia di cattivo gusto in fatto di moda e abiti ed è una assoluta fashion-victim, capace di piangere per un tacco rotto, minacciare di sacrificare nel grande vulcano chiunque attenti in qualche modo alla sua bellezza ed eleganza, svenire per il piacere di indossare un abito stupendo. Pur essendo ormai abituata ai lussi, non si fa problemi a dormire su un divano o comunque in posizioni scomode, si adatta facilmente, non ha dimenticato le peripezie che ha dovuto affrontare durante il periodo delle guerre per la successione al trono che hanno sconvolto il suo regno. Martin Millar ci ha abituati alle situazioni particolari e fantasiose, ma questa volta ha confezionato per noi lettori un romanzo corale, in cui i personaggi fantastici sono predominanti rispetto a quelli ‘normali’, ma hanno anch'essi debolezze, difetti, personalità talmente umani, così abilmente tratteggiati da farceli sentire terribilmente vicini. Ragazze lupo è un mix di generi, una sorta di fantasy comico di ambientazione moderna: ci sono le fate, la magia, i licantropi, ma c’è anche l’ironia e la leggerezza dei più riusciti chick-lit. Nonostante all’inizio la lettura possa apparire ‘faticosa’, la vena ironica che pervade il libro risolleva immediatamente l’insieme, e con un ritmo incalzante Millar trascina il lettore in un turbine di avvenimenti che oscillano dall’esilarante al drammatico. L’intero romanzo è fondato sul paradosso: un mondo antico con usanze e regole millenarie inserito nella modernità; la vita dei licantropi, la loro mitologia, si incontra e si scontra con un ambiente nel quale la moda, e il business la fanno da padroni. Martin Millar scrive molto bene, il libro è scorrevole, mai pesante e piacerà sicuramente tanto agli appassionati del fantasy meno serioso, quanto alle fan de "Il diavolo veste Prada".
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