La breve favolosa vita di Oscar Wao
La breve favolosa vita di Oscar Wao non è la storia della vita (e della morte, come si evince dal titolo) di Oscar. Non solo, almeno. E' anche la storia della sua famiglia, di quello che è e di quello che è stata, con emozionanti flashback dedicati alle vicende quasi noir della giovinezza della madre di Oscar, Belicia detta Beli, che - scopriamo con sorpresa ma non troppo - prima di diventare una madre oppressiva è stata una figlia ribelle. E' la storia di Santo Domingo, "la Ground Zero del Nuovo Mondo", oppressa per trent'anni dal dittatore erotomane e sanguinario Rafael Trujillo e patria del fukù, la maledizione che perseguita chiunque si azzardi a fare qualcosa contro la Repubblica Domenicana (perché, pensavate davvero che a sparare a John Fitzgerald Kennedy fossero stati un cecchino, la mafia, gli alieni, la CIA o il fantasma di Marylin Monroe? Noooo, è stato il fukù dopo che JfK nel 1961 tramò per far assassinare Trujillo). E' la storia della cultura pop, che Junot Díaz ci snocciola come un rosario infarcendo in modo impressionante ogni pagina del suo libro di riferimenti e citazioni che chi non ha mai letto fumetti di super-eroi o libri di fantascienza può scordarsi in partenza di cogliere (coraggio, quanti di voi hanno mai sentito parlare dell'Effetto Omega di Darkseid?). Un fenomenale 'ritratto di artista da giovane' raccontato in soggettiva dal migliore amico di Oscar e suo perfetto doppelgänger Yunior, magro seduttore seriale ed ex della sorella Lola. Díaz salta continuamente dallo slang chicano a uno stile forbito, quasi ottocentesco, dal 'solito' realismo magico sud e centroamericano al romanzo minimale post-moderno, in un frullatore di stili che lascia annichilito il lettore ma sa emozionare. Guidate e oppresse da un Fato il cui motore unico è la sessualità - cercata, subita, abusata, sfiancata - le esistenze di un microcosmo di immigrati di seconda generazione vengono sballotatte qua e là. Dolore, rimpianti, incomunicabilità, ma anche tanta ironia. Amara. Il romanzo è arrivato dopo una gestazione di ben 12 anni: tanto infatti è passato dalla pubblicazione di Drown (a picco), l'antologia di racconti con la quale l'autore ha debuttato nel 1996 raccogliendo unanimi critiche entusiastiche e un buon successo di vendite. Un'attesa così lunga è forse spia di problemi creativi o forse no, si lambiccano i critici d'oltreoceano. Ma il ritorno di Junot Díaz è stato salutato dal Premio Pulitzer 2008, quindi tutto sommato è valsa la pena di aspettare.
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