Una barchetta di carta
Anni ‘50. Cristina Cantatore mette alla luce in una masseria abbandonata un bimbo di quasi quattro chili e mezzo, concepito dalla relazione con Don Pio, prete giovane e bello. Ginetto, crescendo, rivela di possedere uno straordinario talento calcistico che non sfugge a due osservatori della Roma, e non solo a loro. L’anziana marchesa Igea Cuccurullo ravviva i giovedì di una famiglia di conoscenti, raccontando con grande ed ambigua esperienza esilaranti e curiosi risvolti delle sue pregresse disavventure sentimentali. Anni ’60: Giorgia Delli Paolis parte in treno da Caserta diretta a Milano, sperando che il fratello – funzionario della RAI – possa aiutarla ad arginare la deriva di Mario, un tempo figlio modello, ormai votato ad un ruolo di rivoluzionario teatrante. Il rampollo di una benestante famiglia borghese è affetto da autismo: se il ragazzo dimostra di fraintendere la natura di tale sindrome, i luminari della Medicina non sembrano avere idee altrettanto chiare sui rimedi necessari. Anni ’70: Walter Anastasi è visitato da uno strano sogno in cui avrebbe perso una gamba, un braccio e quasi tutta la spalla sinistra; a moglie e amici sfugge la valenza simbolica dell’incubo; ma non al protagonista, che ben conosce dove si collochi quella parte di sé di cui avverte la reale mancanza. Le concupiscenti fattezze giovanili di Talia accendono la voluttà di Riccardo, psicologo maturo e sposato, e lo conducono alla presa di coscienza di una dilagante piaga sociale. Anni ‘80: Paco è un killer di professione, che dal padre torero ha ereditato la capacità di rischiare la vita per uccidere, fino a quando il distacco dalla vita assumerà le sembianze di una bambina di sette anni simile alla Madonna del cardellino. Le avverse condizioni della sorte riducono l’anziana Edmonda de Asmundis a cercare proventi nel commercio di pensieri filosofici, cercando invano di colmare il vuoto spirituale del mondo. Anni ‘90: il destino professionale e familiare di Riccardo, noto scrittore di romanzi rivolti ad un pubblico 'facile', appare insidiato da un oscuro tormento sessuale che preme al suo interno. Le ragazze fanno a gara per contendersi le prestazioni sessuali di un ragazzo bellissimo, alto un metro ed ottanta, capelli lisci e neri, occhi verdi, spalle larghe e fisico muscoloso. Questi non si sottrae ad alcuna richiesta e non fa differenze di ordine estetico. Oltre il 2000: un giovane misterioso, vestito con un abito blu, ogni notte torna a dormire sul sofà di uno scrittore indigente; Franz lo caccia di casa senza accorgersi che si trattava di un cinico personaggio in cerca di un romanzo di successo. In una sola notte 280 persone, 154 uomini e 126 donne, vengono passate per le armi. Sono tutti poeti, scrittori, registi, attori, artisti e musicisti: vengono istallati degli apparecchi in grado di captare le onde cerebrali. Tutto questo avviene senza produrre alcuna risonanza pubblica…
Una barchetta di carta è un libro agile e brillante, articolato in sei coppie di racconti che spaziano dal fascino retrò degli anni ’50 all’ambiguità dei nostri giorni. I decenni sono come tralicci ai quali Attilio Del Giudice appende, di volta in volta, due racconti animati da personaggi dalla psicologia complessa ed in cerca di una vita propria. Sono ambientati nella provincia di Caserta, che diviene così scenario di una lunga storia corale, nella quale il destino dei singoli si intreccia al progressivo venir meno delle secolari certezze provinciali. Con un acume ed un disincanto spiazzante, l’autore racconta personaggi che paiono prigionieri dell’incolmabile abisso tra la purezza degli ideali e la meschinità delle passioni più torbide, le debolezze più autenticamente umane che li portano ad occupare un posto in prima fila nel teatro del gaudio effimero. Del Giudice, ripercorrendo le tappe della vicenda sociale, si interroga continuamente sul rapporto tra arte e vita, fra l’ansia che si cela dietro alle facciate indifferenti e tranquille della città di provincia e la voglia di guardare fuori. Con l’intento di afferrare l’indecifrabile ambiguità della vita, la violenta contraddizione tra l’ineludibile e la ricerca, l’orrendo potere del male, che è latente in ognuno di noi ed ha solo bisogno di un detonatore per liberarsi. Lo scoppio avviene per cause apparentemente minime, immaginarie o casuali, ma che ben rappresentano l’eco di un malessere, gli effetti di una trama sociale sfilacciata e profondamente logorata. Sospeso tra il sogno e la realtà, il grottesco e la tragedia l’autore non perde mai il senso dell’ironia né la tenerezza per quei momenti che mantengono in vita il cuore dell’uomo. E ci aggancia facendo risuonare qua e là qualche cupa nota della nostra personale esperienza.

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