Blue moon

Share this
uno
voto
Blue moon
Ci sono difetti sui quali una donna non può proprio passar sopra e che farebbero naufragare anche la coppia più collaudata del mondo. Non certo quisquilie come la tavoletta del gabinetto dimenticata perennemente sollevata, ma qualcosa di decisamente più sostanziale, come per esempio la tendenza a metter su zanne e peli a ogni plenilunio, e quella, correlata, a sbranare la gente. Proprio per questo Anita Blake si è vista costretta a lasciare, per quanto a malincuore, Richard, il capo dei lupi mannari di St. Louis, e ha ripiegato su Jean-Claude, il vampiro master della città, che, sebbene semimorto, per lo meno non è solito ritrovarsi brandelli di carne fresca tra i canini. Nel cuore di Anita, però, Richard continua ad occupare un posto importante, così, quando finisce in galera in Tennessee, imprigionato in seguito a un’assurda accusa di stupro, la prode risvegliante non ci pensa un attimo a correre in suo aiuto, malgrado Colin, il vampiro master locale, non sia affatto disposto ad avere nel proprio territorio una tipa pericolosa come lei… Inutile dire che la trasferta di Anita e del suo seguito di vampiri body-guard e licantropi non filerà affatto liscia, ma sarà costellata da duelli, incantesimi mortali o quasi e bagni di sangue degni di uno splatter movie. Inutile aggiungere che Anita, tra una battaglia e l’altra, avrà anche modo di far biblicamente la pace con il roccioso Richard: nuovi scenari di piacere e potere si aprono per il “triumvirato” composto dalla risvegliante, il lupo mannaro e l’elegantissimo Jean-Claude…
Ironia, adrenalina, erotismo, horror, una tostissima ragazza con la pistola e una coorte di fusti sovrannaturali: è in questi ingredienti dal palese potenziale attrattivo che si annida il segreto del successo mondiale dell’americana Laurell K. Hamilton. Per quanto stuzzicanti, i suoi romanzi – si tratti della serie dedicata all’ammazzavampiri risvegliante Anita Blake o di quella incentrata sulle gesta fanta-erotiche della fatina Merry Gentry – danno però sempre l’impressione che ci sia troppa carne al fuoco, come se l’autrice non sapesse esercitare il debito autocontrollo creativo sulla materia ribollente e strabordante che è alla base dei suoi mondi romanzeschi: antiche credenze e mitologie, la wicca, l’immaginario fanta-horror occidentale e chi più ne ha più ne metta. Così, ad ammassare in un’unica avventura – per quanto corposa – vampiri a frotte, licantropi di varie specie, vampiri putrescenti, munin e troll (il tutto mescolato a passaggi hot e doppi sensi da bettola. Un esempio? Richard il licantropo mostra ad Anita i pettorali e lei protesta: “So che hai un gran fisico. Non c’è bisogno che tu me lo sbatta in faccia”. Ovviamente Richard ribatte che quella di sbatterglielo in faccia gli sembra proprio un’ottima idea…) si rischia seriamente di scivolare nel kitsch. Ma il kitsch, si sa, ha un suo fascino, e Anita Blake pure. La sua missione, più che sterminare i vampiri cattivi, è quella di scacciare i pensieri neri dei lettori grazie alle sue avventure fracassone e roventi, perfette per una parentesi di relax in poltrona dopo una giornataccia sfiancante. Letteratura digestiva (e non si tratta di una critica, ma di una constatazione) al 100%.