Cuori rossi
Sono solo cinque delle tante storie di cuori rossi spezzati dalla violenza e dalla sopraffazione che Cristiano Armati, dopo il successo travolgente dei suoi docunoir Roma criminale (scritto in collaborazione con Yari Selvetella) e Italia criminale ci racconta mettendo stavolta in gioco l'emozione e l'idealità oltre all'erudizione giornalistica mentre cerca di dipanare un filo rosso che dall'immediato dopoguerra arriva fino ai giorni nostri, un filo rosso come il sangue di decine di persone cadute in quella che l'autore definisce senza nascondersi dietro a un dito 'la terza guerra civile italiana': “Un conflitto a bassa intensità, direbbero gli strateghi della CIA, che ha usato le armi non convenzionali delle automobili sabotate, dei candelotti lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo, degli eserciti clandestini, dei servizi segreti deviati e delle collusioni con la criminalità politica e mafiosa per aggredire, intimidire e spesso uccidere pensieri scomodi, modi di essere alternativi e persone ritenute pericolose”. Persone che qui non sono soltanto nomi o numeri, come spesso accade nella pubblicistica di questo genere, ma vengono anzi presentate nella loro umanità, nella loro quotidianità, nella loro fragilità. Armati racconta le storie quindi, più che la storia. E sembra dire: questi siamo noi, ecco la nostra famiglia, ecco i nostri morti, in risposta anche all'operazione editoriale di Luca Telese col suo Cuori neri. Studenti, contadini, operai caduti sotto i colpi della violenza fascista o di presunti tutori dell'ordine in preda a una faziosa violenza omicida. Una violenza spacciata come episodica, casuale, nata e morta nel territorio ristretto delle scelte (seppure scellerate) individuali, ma che analizzata sul lungo periodo e valutata nel suo complesso mostra le inquietanti simmetrie di un disegno generale, la coerenza e la logica perversa di una strategia. Forzature, dirà qualcuno. Teoria del complotto, aggiungeranno altri. Voglia di denuncia, sdegno e sacrosanta incazzatura, diciamo noi. Finalmente qualcuno che non soffre del pudore per l'estremismo che ammorba questi tempi grigi.
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