Il migliore amico dell'orso
Dopo il successo de L’anno della lepre, che ha venduto ben 100mila copie, Arto Paasilinna si ripropone con una nuova avventura, storia di reciproco ammaestramento ai valori della vita tra un pastore protestante e un orso. In paesaggi spettacolari di boschi estesi a perdita d’occhio dove si riscopre il piacere della comunione con la natura e si respira il profumo e l’euforia della libertà, si muovono personaggi matti, eccentrici fino ad essere border-line, coinvolti in avventure di tradizione iconoclasta e grottesca. Impudicizie, disquisizioni cosmiche, considerazioni teologiche dissacranti, descrizioni di horror inverecondo (come la scena iniziale dei corpi carbonizzati sui tralicci a cui ne seguiranno altre), fanno dell’autore un moderno Rabelais. Come per l’autore francese, ne scaturisce una pittura a volte reale, molto spesso inverosimile, del mondo moderno e della società dove con spirito tragicomico, tra una battuta sagace ed un riso genuino, si affaccia la presenza della morte, rappresentata con crudezza beffarda, di tanti suicidi e eventi sanguinosi di ogni tipo. Molte le acquisizioni e i richiami alla letteratura classica. Il romanzo sembra anche una sorta di educazione del ‘buon selvaggio’ (sarà l’orso o l’uomo?) dove Satanasso da animale si trasforma in (quasi) perfetto gentiluomo capace di sbrigarsela in ogni faccenda domestica, in ogni facezia privata e relazionale mentre Oskari, nella sua animalesca rinascita e per regalarsi anticorpi a tutto ciò che non gli piace, comincia a ispezionare le logiche dell’universo, entra in contatto coi silenzi dello spazio, si rigenera nella contemplazione delle stelle, scopre nel mondo la pulsazione del divino. E ritrova, insieme all’animale, la sacralità dell’esistenza sulla terra. L’uomo e l’animale cominciano così insieme un cammino di comunione attraverso la vita, la conoscenza e la coabitazione in una sorta di “contratto sociale” che lega l’uno all’altro, fino alla riscoperta della propria individualità in una realtà collettiva. È la maniera per l’autore di porre l’uomo e l’animale sullo stesso piano, quasi a sperare un riscatto ed una dignità diversa per questi ultimi. Incarnazione di simboli (l’orso lo è dell’inconscio e dell’introspezione, la lepre nel precedente romanzo di rinascita con tutti gli aspetti correlati: fertilità, longevità, eterna giovinezza), spesso gli animali sono portatori di messaggi positivi e buoni insegnamenti. La lezione dell’orso che si ritira ogni inverno in una grotta, quasi a voler rianalizzare e digerire tutti gli eventi accadutigli durante l'annata, chiuso in un lungo silenzio, in un gran vuoto nel quale cercare le risposte a tutte le sue domande, insegna quanto sia importante sapersi sottrarre, di tanto in tanto, dalla concitazione del mondo così come dalla furia dei pensieri. E da qui nasce un messaggio per tutti. Le curiose amicizie che i protagonisti instaurano con degli animali capaci di raggiungere un progressivo allontanamento dalla proprie abitudini, sono il pretesto – o meglio l’invito – a sbarazzarsi delle inibizioni e della censura della ragione verso l’acquisizione di una propria autonomia, una libertà intellettuale e un solidità interiore.
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