Hollywood, Hollywood!

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voto

In fondo si tratta solo di scrivere la sceneggiatura di un film, nulla di più semplice. Peccato che Jon Pinchot, regista disposto a tagliarsi un dito con una sega elettrica pur di vedere ultimata la sua pellicola, abbia pensato di affidare l’incarico della stesura al vecchio Henry: il quale, dopo aver incassato i 10.000 dollari dell’anticipo, spende le sue giornate alle corse dei cavalli, cazzeggiando per party Hollywoodiani e bevendo alle riunioni della produzione, composta - pressoché interamente - da alcolizzati. "La danza di Jim Bean" ha tutte le carte in regola per rivelarsi un fiasco; aggiungeteci il fallimento della Firepower Production, la scelta di attori ormai in declino, problemi di copyright, profondi tagli al budget ed avrete la certezza di ottenere un pessimo film. Ma...

Charles Bukowski adotta anche in questo romanzo lo stile semplice e diretto che caratterizza i suoi racconti dai tempi delle prime “colonne” sulle riviste e i quotidiani di Los Angeles. Leggendo Hollywood, Hollywood! si ha l’impressione d’essere realmente di fronte al copione di un film, grazie ad un effetto di naturalezza ottenuto intrecciando dialoghi in presa diretta, telefonate e corrispondenze, il tutto miscelato a brevi riflessioni e descrizioni. Lo sguardo tagliente a cui Bukowski ci ha abituati, si sposta questa volta verso le classi più alte della società americana e, senza perdere la sua superba ironia, svela e ritrae sotterfugi, complicazioni e tranelli che reggono la dorata Hollywood e il mondo dello star-system. Degna di nota, inoltre, la mise à nu nel finale, che sembra ricordarci la semplicità e la spontaneità che stanno alla base delle opere di Charles: “leggere per credere!” 

 

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