Venuto al mondo
Margaret Mazzantini è prodigiosa, in questo nuovo romanzo che arriva sette anni dopo Non ti muovere. Un'altra donna, ora come allora, incarna la sofferenza, il dolore di vivere, il disagio di desideri sterili e di felicità impossibili da perpetuare. Gemma vuole essere madre, ma in questa rincorsa quasi maniacale, che scavalca ostacoli e viola convenzioni e leggi, finisce per perdersi. Ma Venuto al mondo non è solo un romanzo sulla maternità negata: è soprattutto un anatema contro la guerra, un resoconto lucido e terribile, a volte, in cui la morte confonde le etnie e rende tutti vittime. Una costruzione narrativa densa, corposa, poetica e struggente disegna i destini di una decina di personaggi, rimanendo salda e palpitante fino all'ultima pagina. “Tieni un capo del filo, con l'altro capo in mano, io correrò nel mondo”, e Pietro, simbolo salvifico di una nuova rinascita, corre senza fermarsi. E - ostinatamente - spera.
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