Il mangione
Il commissario Richard Selena è un uomo solo e infelice. Un uomo che pesa 160 chili, che è preda di spaventosi attacchi bulimici, e al quale il suo cardiologo ha dato non più di un anno di vita a meno di una immediata, drasticissima dieta. Quando un'intuizione geniale lo mette sulla buona strada in un'indagine di omicidio, nella mente di Selena scatta qualcosa. Convocata la giovane e bella nipote di Victor Lachaume, il dirigente del P.M.E. assassinato, il commissario la mette di fronte ad un aut aut: in cambio del suo silenzio sulla colpevolezza della giovane, lei cenerà con lui tutte le sere per un anno intero. La ragazza, messa alle strette accetta, convinta che Selena voglia sedurla. In realtà invece l'uomo vuole solo sfuggire alla spirale di solitudine che lo attanaglia, trovare un motivo per non abbuffarsi, e quindi in definitiva salvarsi la vita...
Non c'è nulla di eroico nei protagonisti de Il mangione, Premio Goscinny 1994 per la miglior sceneggiatura: un poliziotto bulimico e una lolita assassina. Non ci sono sorrisi tra loro, solo un compromesso, uno scambio di prigionieri. E anche Benacquista e Fernandez non scialano né parole né vignette, svolgendo il loro plot essenziale con un rigore e una sintesi che sfiorano l'avarizia. Freddo, teso, emozionante, silenzioso. Come un inverno al quale seguirà - forse - una primavera di cambiamento.
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