Una questione di tortura

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Una questione di tortura

Guantanamo. Abu Ghraib. Bastano queste parole per focalizzare immediatamente l’immaginario collettivo su fatti e immagini che ci hanno tormentati e scossi. Abbiamo partecipato ad un gioco di ruolo in cui noi - spettatori inorriditi di fronte a telegiornali e stampa - fingevamo incredulità mista a sdegno e stupore. Eppure ciò che il bombardamento mediatico ha portato alla luce non è che l’ultima testimonianza di un progetto collettivo, iniziato in America agli albori della guerra fredda. Negli anni ’50 le migliori università americane e canadesi ricevevano ingenti fondi dalla CIA per finanziare studi comportamentali e psicologici su soggetti sottoposti a condizioni proibitive. Fu sorprendente constatare come l’isolamento in un cubicolo illuminato 24 ore al giorno - in cui la cavia giaceva in uno stato di immobilità forzata, indossando una maschera da sub, guanti spessi che impedivano la sensibilità e gommapiuma intorno alla testa con funzione insonorizzante - causava nel soggetto un malfunzionamento della corteccia cerebrale che veniva manifestato secondo stati di panico, terrore, ansia, allucinazioni e paura della solitudine. La “deprivazione sensoriale” divenne così uno strumento di tortura psicologica estremamente efficace...

Alfred McCoy - già minacciato dalla Cia durante gli anni settanta per la sua opera La politica dell’eroina, che svelava gli abusi dei soldati al fronte - torna alla carica con un testo che denuncia senza mezze misure i metodi di tortura in uso presso le moderne democrazie occidentali. La brutale armonia tra il modello francese utilizzato in Algeria, quello inglese messo in atto per la soppressione dei ribelli dell’Ira, le norme americane applicate in Vietnam e migliorate in Iraq, e infine i sistemi impiegati dalle varie dittature sudamericane, ci mette di fronte ad una preoccupante possibilità: un codice internazionale di torture sconfessato da molti e utilizzato da tutti. Codice le cui norme si reggono sull’isolamento, la deprivazione sensoriale, minacce, derisione, droghe, maltrattamenti ai genitali con uso di corrente elettrica, violenza auto-inflitta, soffocamento tramite secchi d’acqua che sembrano far esplodere il cervello e quanto di peggio riusciate ad immaginare.