Mala suerte

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Mala suerte
Un omicidio, specie se efferato, fa sempre clamore, figurarsi poi quando i due corpi ritrovati stecchiti tra le lenzuola, trucidati a colpi di abat-jour, sono quelli del notissimo attore Fabio Cotta e della di lui amante e collega Maitena House. Chi desiderava la morte del divo? E chi è il bizzarro individuo in completo Armani e mutande sulla testa che si è presentato dall’avvocato Esteban Gómez Rescello come l’incarnazione della Mala Sorte da cui l’azzeccagarbugli cocainomane si sente preso di mira? Indaga la commissaria Sarita, bella come una star e work-addicted, intrappolata in una relazione sbagliata con un giovane aspirante scrittore. Intanto, attorno al lettino del dottor Fernando, strizzacervelli, il destino combina incontri singolari, per esempio quello tra Esteban e Rafael Pichón, tecnico delle luci con un passato da legionario e una patologica mania di persecuzione…
Fresco, spassoso, costruito con mano salda, abitato da un’umanità bizzarra e problematica che però viene tenuta (per fortuna) sempre al di qua della linea oltre la quale si cadrebbe nel fastidioso territorio del “sopra-le-righe”: Mala suerte, premiato romanzo d’esordio (2003) di Juan Aparicio-Belmonte (www.juanapariciobelmonte.com), si serve degli stilemi del noir ma trascende il genere in virtù dello stile e dell’architettura assolutamente non convenzionale, a mosaico, che certo danno un sapore diverso al meccanismo della detection-post-crimine. Pubblica gran vía, giovane, combattiva (ed ecologica) casa editrice milanese dedita in particolare alla traduzione della narrativa spagnola contemporanea. Ringrazia il lettore, per la possibilità di esplorare un territorio letterario a torto poco battuto, perché ricco di autori – come Juan Aparicio-Belmonte – che hanno grinta e stoffa da vendere. Gustosamente alternativo.