La casa vuota

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La casa vuota
1944. Un partigiano olandese, nauseato dalla violenza senza senso che lo circonda, si rifugia in una casa di campagna abbandonata per aspettare la fine della guerra. Nella casa ci sono cibi e vestiti e una stanza chiusa a chiave. Il partigiano si ambienta subito, inizia a sentirsi a casa sua, ma un bel giorno suonano al campanello dei soldati tedeschi, e requisiscono la casa per farne un alloggio per ufficiali: la guerra è tornata, e con essa torneranno violenza e morte...
Willem Frederik Hermans, considerato tra i più grandi scrittori olandesi di ogni tempo, è praticamente sconosciuto all'estero: colpa di un caratteraccio che lo ha portato, per esempio, a rifiutare numerose traduzioni delle sue opere. Una grave lacuna che comincia ad essere colmata con uno dei suoi migliori racconti, una storia nella quale l'assurdità e l'inutilità della guerra risaltano come secchiate di vernice sopra un muro. Hermans utilizza un linguaggio sorprendentemente moderno e assolutamente funzionale ad una linea narrativa invece assai poco convenzionale, che passa dalla memorialistica di guerra al thriller al neorealismo senza inciampi e ci regala la (ri)scoperta di uno scrittore davvero coi fiocchi.