Il Circolo Dante

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Il Circolo Dante
Boston, 1865. La Guerra Civile è appena finita, e gli Stati Uniti stanno lentamente riprendendosi. Henry Wadsworth Longfellow, poeta di grande fama, fonda un circolo che sovrintenda alla prima traduzione in lingua inglese della Divina Commedia di Dante Alighieri. Del cosiddetto “Circolo Dante” fanno parte poeti, medici, intellettuali, accademici. Il lavoro prosegue tra lo scetticismo e l’ostracismo di parte della Boston che conta, ostile all’importazione di opere straniere e al “papismo” dell’arte italiana. A turbare ancora di più le giornate di Longfellow e soci, giungono una serie di omicidi efferatissimi, tutti commessi secondo lo schema di alcune tra le più atroci pene dei dannati descritte da Dante nell’Inferno. Ad occuparsi del caso viene designato Nicholas Rey, il primo poliziotto di colore della storia di Boston, ma anche i membri del Circolo Dante decidono di indagare in segreto…
E’ un libro ben strano, questo, e comunque è molto di più dell’esotico thriller che sembra voler apparire. Il suo autore, il ventiseienne Matthew Pearl, una sorta di enfant prodige con due lauree e una solida carriera accademica già in fieri, ha compiuto il percorso inverso rispetto a quello usuale per gli autori di narrativa alla ricerca di materiale per arricchire i loro romanzi: lui si occupa del Circolo Dante (“Dante Society” è il vero nome) per lavoro già da alcuni anni, è curatore della più recente edizione dell’Inferno tradotto da Longfellow, e invece di infarcire con dotte citazioni e riferimenti reali un’opera di fiction come di solito accade (almeno nei casi più benemeriti), ha aggiunto una sottotrama thriller ad un saggio su quell’importante capitolo della storia della cultura statunitense che lui conosce così bene, et voilà, il best-seller è servito! Man mano che ci si addentra nel ponderoso tomo di Pearl e l’atmosfera si fa sempre più nera, è invece sempre più chiaro che il territorio nel quale l’autore si trova più a suo agio, e nel quale quindi cerca di muoversi più a lungo, è quello delle dispute accademiche, della storia e dell’aneddotica letteraria, mentre la parte strettamente noir (o addirittura orrorifica, in alcuni felici momenti) rimane un po’ sullo sfondo, a stimolare il lettore che altrimenti mai e poi mai si sarebbe approcciato ad un saggio sull’argomento, pur assai interessante. Intendiamoci: trattasi di romanzo affascinante, non banale, raffinato, ma decisamente cerebrale e un po’ distratto verso alcuni ingredienti (come ad esempio la persecuzione razziale nei confronti del detective Rey, o la vita nella Boston del 1865) che per esempio un professionista del brivido come Caleb Carr avrebbe trasformato in armi letali per colpire il lettore. Quando invece Pearl abbandona il suo approccio da “thriller da Consiglio di Facoltà” per lanciarsi in vivide descrizioni degli orrori della Guerra Civile (e quindi nella parte finale, quando l’identità del terribile assassino è stata svelata), il lettore, avvinto ed emozionato, ha una visione fugace di quanto bello questo pur apprezzabile romanzo avrebbe potuto essere.