Conformisti
Da dove nasce questa epidemia, e come curarla? Se lo domanda Gillo Dorfles, decano dei critici d'arte italiani, ed ex docente universitario di Estetica, in questa riedizione riveduta e accresciuta di un pamphlet che già una decina d'anni fa ebbe un certo successo. Ma è un interrogativo tutt'altro che agevole, perché il conformismo ha una natura sfuggevole, cambia con i tempi (e l'autore ci offre alcuni illuminanti esempi di conformismi 'stagionali' dal 1944 a oggi), può essere confuso con comportamenti umani ben più nobili come la ritualità, è soggettivo (e quindi anche Dorfles ammette di non esserne immune). E soprattutto perché criticando la massificazione si cade facilmente nello snobismo, che è a sua volta un conformismo, forse il peggiore. Snobismo che – ammettiamolo - nonostante i buoni propositi viene sparso a piene mani dall'esteta Dorfles soprattutto quando, abbandonati per un attimo i lucidi ragionamenti filosofici e sociologici che rendono la lettura di questo j'accuse preziosa e stimolante, lo studioso si sofferma a stigmatizzare le tante piccole grandi volgarità quotidiane. La prossima volta alziamo il tiro sui conformismi degli accademici e degli intellettuali: hai voglia a sparare là, Gillo...
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