Conformisti

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due
voto
Conformisti
Suona il clacson stizzito perché vuole sorpassarci nel traffico cittadino, si fa il segno della croce e applaude quando l'aereo atterra, si appoggia la mano sul cuore se sente l'inno nazionale in tv, si gira inesorabilmente a guardare il sedere delle belle ragazze che incrocia per la strada e fa commenti coloriti, si passa lo stecchino tra i denti al bar dopo essersi servito generosamente di noccioline, riceve chiamate al cellulare – con suonerie chiassose - ogni pochi minuti, si scuote teatralmente l'uccello dopo aver 'fatto acqua'. E' il conformista, una specie ormai dominante nella nostra società, che esercita la sua natura purtroppo non soltanto nel galateo, ma con effetti ben più deleteri anche nella politica, nei gusti artistici e negli approcci culturali, nella sfera dei rapporti umani...
Da dove nasce questa epidemia, e come curarla? Se lo domanda Gillo Dorfles, decano dei critici d'arte italiani, ed ex docente universitario di Estetica, in questa riedizione riveduta e accresciuta di un pamphlet che già una decina d'anni fa ebbe un certo successo. Ma è un interrogativo tutt'altro che agevole, perché il conformismo ha una natura sfuggevole, cambia con i tempi (e l'autore ci offre alcuni illuminanti esempi di conformismi 'stagionali' dal 1944 a oggi), può essere confuso con comportamenti umani ben più nobili come la ritualità, è soggettivo (e quindi anche Dorfles ammette di non esserne immune). E soprattutto perché criticando la massificazione si cade facilmente nello snobismo, che è a sua volta un conformismo, forse il peggiore. Snobismo che – ammettiamolo - nonostante i buoni propositi viene sparso a piene mani dall'esteta Dorfles soprattutto quando, abbandonati per un attimo i lucidi ragionamenti filosofici e sociologici che rendono la lettura di questo j'accuse preziosa e stimolante, lo studioso si sofferma a stigmatizzare le tante piccole grandi volgarità quotidiane. La prossima volta alziamo il tiro sui conformismi degli accademici e degli intellettuali: hai voglia a sparare là, Gillo...