Molto forte, incredibilmente vicino
Il viaggio post-9/11 di uno fra i tanti figli della tragedia americana che dall'infanzia sono approdati in un istante all'età adulta senza passare per l'adolescenza. Con un'impressionante diversità di stili e di tecniche narrative che mimano l'Ulisse joyciano e il Tristram Shandy di Sterne, la seconda opera di Foer ci parla dell'elaborazione del lutto da un punto di vista inconsueto: la mente di un bambino. Proprio qui sta il punto di forza di questo romanzo. La libertà e l'anarchia dell'infanzia danno la possibilità all'autore di stravolgere l'architettura del romanzo classico usando fotografie, bozze, diari, biglietti da visita e altri materiali che descrivono il sentimento di spaesamento e di infinita tristezza della parabola postmoderna di Oskar. Il bambino che percorre le strade di Manhattan e degli altri quartieri della Grande Mela è il simbolo della ricerca dell'identità in un presente privo di punti cardinali. Dopo aver letto l'ultima pagina restiamo sospesi per qualche secondo. Il fascino del bello aleggia nelle pagine di Foer e non ci lascia più. Ineffabile capolavoro.
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