Polaroid

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Polaroid

Uno scrittore di guerra, una giornalista rampante, un momento di vicinanza polverizzato dalle macerie delle Torri Gemelle; una sudata serata balneare in quel di Gatteo a Mare messa sottosopra dalla morte di Carlo Giuliani; 27 settembre 2003: sulla Notte Bianca di Roma si spengono le luci, mentre si disfa la storia di due amanti; una donna traumatizzata dalla perdita di un figlio viene ricoverata all’Anonima Dormienti, una clinica decisamente sui generis; il destino violento di Michelangelo Spadari, presunto faccendiere alle dipendenze di un Potere ben più spaventoso di qualsiasi mafia; il compito in classe razzista di Duca, così chiamato perché i suoi "tengono per Mussolini"…
Che il trentatreenne Gianluca Mercadante (non un esordiente: ha all’attivo romanzi, racconti, collaborazioni con importanti testate nazionali) non sia uno sprovveduto maneggiatore di parole lo si capisce dall’incipit del primo racconto: una riga tipografica che, da sola, basta a provocare una gioiosa capriola dell’attenzione. Di momenti simili ce ne sono altri, sparpagliati in questi 10 racconti come pietruzze preziose, ed è un piacere trovarli, gustarli. In effetti, se la qualità complessiva della raccolta fosse all’altezza di queste schegge si potrebbe gridare al capolavoro di uno scrittore ormai del tutto compiuto e maturo. Non è così: ci sono ancora delle acerbità, dei passi falsi, delle ingenuità (in alcune allegorie eccessivamente scoperte e spiattellate; nel non sempre ben calibrato equilibrio tra brevità formale e pluralità tematica; nella gratuità di certe derive pulp piuttosto fuori contesto rispetto al tono prevalente della raccolta) che non permettono un’incondizionata adesione e che infastidiscono tanto più perché risaltano sullo sfondo di un potenziale indubbio. In ogni caso racconti interessanti, che sembrano testimoniare, dell’autore, la capitale ricerca della sua voce più autentica.