Nient'altro che fantasmi

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Nient'altro che fantasmi

Berlino. Conviventi, confidenti, amiche inseparabili, donne con caratteri talmente differenti da apparire complementari. Tra loro stringono un patto di intima lealtà e sarà proprio il tradimento di questa promessa ad allontanarle: separazione a sua volta annullata da un ulteriore inganno che avrà come esito un ricongiungimento amaro, ignoto e oscuro.
Reykjavik. Jonina e Magnus ricevono una fotografia che li ritrae in compagnia di Jonas e Irene, vecchie conoscenze risalenti all’adolescenza berlinese. Lo scatto risale ad un anno fa, memoria visiva di un breve soggiorno ad Olurfsbudir: luogo di vacanza in cui il tempo scorre piacevole in compagnia di amici, ma anche posto in cui la convivenza nelle isolate lande innevate svela oscuri retroscena.
Venezia. Una figlia lontano da casa incrocia lungo il proprio viaggio in Italia i suoi genitori: se l'incontro col padre risulta bizzarro, ancor più strano è l’impatto con la mano di un palpeggiatore dentro la cintura dei pantaloni.
Judith Hermann ha conosciuto il successo con Casa estiva, più tardi, raccolta di racconti pubblicata in Italia da E/O. Con questo testo - anch’esso in realtà un’opera corale in cui vengono raccolti sette racconti che hanno come filo conduttore le donne, le città e quella sensazione di introspezione muta, irrisolta e spiacevole che rivolgiamo verso noi stessi, come uno scandaglio alla ricerca di un ignoto inconoscibile - scala le classifiche tedesche nel 2003, per divenire soggetto cinematografico tre anni più tardi. Il libro risulta particolare per il suo stile aforistico, conciso; tuttavia questa sua elementarità paradigmatica diviene assai complessa a causa di pause e silenzi che infrangono il flusso della narrazione, sottacendo dettagli con parole mute e spazi bianchi di fronte all’inesprimibile. Una lettura non facile, il lettore è avvisato.