PVP – Alla grande!

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voto

La redazione di Player vs. Player Magazine, una rivista dedicata ai videogame, è una vera gabbia di matti. Cole è il direttore, nostalgico degli anni 80 e sovrappeso, dietro all'apparente bonomia nasconde l'animo dello sfruttatore. Il laconico Brent, direttore creativo col codino, non fa che dedicare battute sarcastiche ai nerd dei videogame e corteggiare – con inatteso successo – la pettoruta e bionda caporedattrice Jade. Il tecnico informatico Francis Ray è - come ti sbagli - un brufoloso nevrotico smanettone in jeans e magliette stampate, e Skull è un gigantesco troll che fa lo stagista cercando di imparare il mestiere di giornalista con alterne vicende...
La favola editoriale di PVP è paradigmatica delle enormi potenzialità del mercato di lingua anglosassone, e vale la pena di raccontarla: è il 1997 quando Scott Kurtz, giovanissimo aspirante cartoonist senza fortuna si iscrive a una community di giochi di ruolo multiplayer on-line come ce ne sono tante. Nel forum dei giocatori, tra una chiacchiera su un drago e una postilla su un incantesimo, inizia a postare qualche vignetta, poi qualche striscia, infine una sorta di serie regolare su vizi e tic dei fanatici dei videogame che via via – grazie a un passaparola sul web che porta sul sito decine di migliaia di lettori – diventa un'occupazione a tempo pieno, persino remunerata (cosa da noi francamente impensabile). Morale della suddetta favola, alla fine www.pvponline.com diventa un sito cult, e si becca in rapida successione un Harvey Award e un Eisner Award, mica cazzi, facendo poi il grande salto dal monitor alla carta grazie alla Image comics, che pubblica una serie - qui raccolta in un primo trade paperback. E soprattutto oggi PVP è una realtà da 12 milioni di contatti mensili, roba che da noi nemmeno Repubblica.it! Sono strisce divertenti soprattutto per chi ama i videogame, internet, l'ambiente delle dot.com: risate al tempo della Bolla.