World War Z
Max Brooks - figlio di Mel e della splendida Ann Bancroft – con l'ironico Manuale per sopravvivere agli zombi già edito da Einaudi e questo World War Z segna un punto di non ritorno nella narrativa horror. Due libri originalissimi, rivoluzionari nell'approccio e nello svolgimento, capaci di trasformare uno dei topoi più abusati (e a rischio-luogo comune) del genere – le orde di zombi contagiosi affamati di carne umana da eliminare colpendoli al cervello – in qualcosa di inedito, sorprendente, elettrizzante. Due libri capaci di entrare dalla porta della letteratura mainstream non più in punta di piedi e bersagliati da sguardi di disapprovazione, ma da protagonisti. La forma-reportage permette a Brooks di astrarsi dal vincolo dell'azione, di piegare tempo e spazio a piacimento, di ricorrere a stilemi da scrittura 'alta' emozionanti e coinvolgenti. E al tempo stesso di infarcire le finte interviste di idee fantastiche, come lo spietato Piano Arancione del Governo sudafricano che segna la svolta in una guerra apparentemente persa e salva l'umanità (ma a quale costo!), l'epico racconto della disfatta militare di Yonkers (davvero una delle scene di battaglia più vivide e coinvolgenti mai scritte), la visione di una Corea del Nord da anni e anni tutta rifugiata sottoterra in cunicoli, forse ormai abitati solo da zombi affamati. Immaginate uno splendido reportage giornalistico dal fronte mixato con lo Stephen King più sanguinario, quello vero, quello degli inizi. Da restare a bocca aperta.
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