
Il Cristianesimo contemporaneo è un movimento religioso molto eterogeneo, che va dalla Chiesa cattolica di papa Ratzinger agli Ortodossi dei Balcani, dai Protestanti agli Anglicani, dalle sette cristiane più diverse fino ai telepredicatori televisivi più beceri o bizzarri. Ebbene, forse non tutti sanno che il Cristianesimo delle origini era ancora più eterogeneo. Nei primi tre secoli dell'era cristiana esistevano differenze enormi tra le varie correnti che si ispiravano alla predicazione di Gesù. Come è stato possibile il generarsi di credenze tanto diverse tra loro in un periodo storico così vicino peraltro all'esistenza terrena di Gesù di Nazareth? Perché il Nuovo Testamento non faceva da punto di riferimento, da canone al quale rifarsi per stabilire l'ortodossia come più o meno accade oggi? Per un motiv molto semplice: non esisteva una cosa chiamata Nuovo Testamento: esistevano decine di Vangeli, Atti, Epistole e Apocalissi che si affermavano scritti da discepoli di Gesù. Il processo di riduzione di tutto questo materiale alla forma che conosciamo oggi è stato lungo, complesso e non del tutto trasparente...
E' molto grave che non solo il grande pubblico (di credenti e non) non conosca i particolari o almeno i momenti cruciali di questo processo, ma che ne ignori del tutto l'esistenza. Bart D. Ehrman, direttore del Dipartimento di Studi religiosi dell'University of North Carolina di Chapel Hill, lo ricostruisce almeno in parte, ripercorrendo il destino di alcuni Vangeli cosiddetti 'apocrifi' e le origini dei testi sacri dei cristiani di oggi. La domanda di fondo è: e se fosse andata diversamente? Se avessero vinto altre forme di Cristianesimo? Aggiungiamo noi: quanto c'è di divino in un processo così viziato da interessi politici, geografici, personali, economici e dalla casualità? Non deve forse la conoscenza di questo percorso accidentato invitarci a riconsiderare i termini della questione? Un saggio importante, approfondito e documentato come raramente succede. Quasi indispensabile.