Omero, Iliade
Ventuno personaggi, a turno, come alternandosi su un immaginario proscenio, ci raccontano la loro guerra e quello che la guerra gli ha tolto, la loro storia di passione e sangue. È la prima guerra ad essere stata raccontata, ed ha attraversato i secoli per arrivare fino a noi, quella guerra combattuta per l’amore di una donna e per la salvaguardia dell’onore. Un racconto scritto dai vincitori (come spesso accade nella Storia) dove anche i vinti vedono riconosciuto il loro spazio e la loro dignità. Ettore, Priamo e gli altri troiani resteranno nella nostra memoria così come Menelao e Agamennone. Perché nessuna vittoria è grande se l’avversario non è altrettanto grande. La guerra di Troia ci è stata raccontata sotto qualsiasi forma, da quella letteraria a quella cinematografica, passando per le letture e le rappresentazioni teatrali. Chi non ricorda “l’ira funesta del Pelide Achille”? Chi non ricorda l’astuto Ulisse e la bella Elena, per cui si sono avviate alla battaglia mille navi? Eppure non è poi così diversa da tutte le altre. Porta dolore nelle case e odore di morte, porta vedove e orfani. Porta desiderio di pace. Alessandro Baricco decide, in questo periodo in cui siamo quasi assuefatti dalla barbarie che giornalmente ascoltiamo, di rileggere e, soprattutto, riscrivere, l' Iliade, pilastro della letteratura di sempre, che lui stesso definisce “un monumento alla guerra”. Omero, Iliade è, in sintesi, una “revisione” dell’Iliade originale dove il testo, privato di ripetizioni, si fa più asciutto, scorrevole e gli interventi dell’autore sono la scarnificazione, la riduzione e la ricomposizione di un racconto eterno in un ottica, una lingua e un modo di sentire attuali. Un’assenza importante ed evidente da segnalare: mancano gli dei, ritenuti orpello e mezzo giustificativo per le azioni umane quindi non necessari alla narrazione. Senza dei non resta un mondo privato del divino, orfano e sperduto, ma solo una storia di uomini. Lo stile si fa meno arcano, il ritmo aumenta, la narrazione si fa soggettiva (operazione giustificata dalla destinazione originaria dell’opera, cioè la lettura pubblica). Una storia riscritta con gli occhi di chi spera, un giorno, che “un’altra bellezza” una bellezza più abbagliante e mite rispetto a quella della guerra, riesca a tenere a casa Achille.
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