Bravo Brandelli

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Bravo Brandelli

Passeggiando per le strade di Milano disegnate da scie di rotaie tramviarie e pietroni rettangolari resi lucidi dalla pioggia, il detective Brandelli è avvolto nei suoi pensieri. Tornato in città dopo un breve viaggio in montagna, i ricordi della compagna Emily pulsano vivaci tra le memorie. Per consolarsi, il Nostro entra in uno dei tanti kebabbari dalle parti della Stazione centrale, spendendo due chiacchiere con il gestore Hassan: simpatico marocchino innamorato di una ragazza italiana. La mattina seguente Consiglio - manager obeso di un’affermata ballerina di danza classica - attende Brandelli immerso nel superlusso di un albergo del centro: la sua assistita, la signorina Cerri, è perseguitata da un maniaco che le invia buste contenenti pezzi di frutta e frasi intimidatorie. E così tra prugne secche, pere cotte, mele marce, vibratori di compagnia, mafiosi analfabeti e una richiesta d’aiuto da parte di Hassan, il caso si complica…
Stessa casa editrice, stesso autore, stesso protagonista: a distanza di un anno siamo ancora di fronte ad Andrea Ferrari impegnato a raccontarci del suo Brandelli, constatando come la piccola realtà milanese dell’editoria noir made in Eclissi creda fermamente nei suoi cavalli di battaglia (un’accozzaglia eterogenea di trentenni con l’amore per la letteratura nera ambientata nella città grigia). Così - dopo Milano A. Brandelli - eccoci di fronte a questo nuovo episodio di quella che presumibilmente diventerà una saga. A metà strada tra sperimentalismi e gusto per la tradizione, condito da uno stile semplice che spesso di apre ad ampie descrizioni e scoccate ironiche, seguiamo ben volentieri il Brandelli, diviso tra serietà professionale e derisione della proprie sfighe. Tra sorrisi e suspense le pagine scorrono rapide. Sino all’epilogo finale.