Nessuna scuola mi consola

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Nessuna scuola mi consola

Ad Alessandra Faggi, trent'anni, professoressa precaria di Matematica, sezioni B e L, non piace compilare i verbali dei consigli di classe e altre scocciature del genere. E per questo che dopo aver scritto dettagliatamente l'incipit dei suoi verbali Alessandra Faggi passa a raccontare cose tipo la storia della sua prima macchina, della sua prima sigaretta sulla spiaggia, o “come far fuori questo o quel singolo studente”. Lo fa per divertirsi, prima di tutto, ma anche per cercare di rendere più umana e migliore la scuola. E alcuni professori, inaspettatamente, seppure con delle differenze, parteggiano per lei e per la scuola che vorrebbe. Alessandra se ne accorge quando decide di organizzare all'interno dell'istituto degli incontri notturni tra i professori. Ci riesce attraverso una circolare falsa che chiama all'appello il corpo docente per sorvegliare un rave notturno organizzato dagli studenti. Risponderanno all'appello, chi attirato dalla possibilità di rimediare qualche alcolico o qualche scappatella con uno studente, cinque tra professori e professoresse. Per discutere, sfogarsi, raccontare aneddoti: e sarà il primo di una lunga serie di incontri...
A metà tra romanzo e reportage la storia procede di aneddoto in aneddoto fino alla fine del libro. La voce narrante è la protagonista stessa, la giovane professoressa Faggi, che ci racconta e ci fa scoprire attraverso il suo punto di vista, fankazzista e scientifico allo stesso tempo, il mondo della scuola di oggi. Un mondo fatto di studenti svogliati e arrapati dalle giovani professoresse, fuorviati dai miti televisivi ma capaci di reagire davanti a una spiegazione fatta con puntiglio e ironia. Una scuola fatta anche di giovani precari e di vecchi cariatidi, quasi sempre stronzi. L'autrice, che ha avuto esperienze nel campo dell'insegnamento, camuffa nel testo tra i dialoghi dei personaggi, taglienti critiche contro la capacità di riformare la scuola degli ultimi anni. E l'immaginario del personaggio-protagonista trasforma la scuola di volta in volta in campo di battaglia, pascolo, bioparco. Una scrittura divertita e divertente, ricca di citazioni forse non sempre di immediata presa sul lettore. Durante la lettura il carattere dei personaggi, la storia episodica e a tratti picaresca, il taglio delle battute e l'umorismo, fanno pensare a una sit-com all'americana ma, ahinoi, tutta italiana.