Racconti
Il Kafka migliore è senza dubbio quello dei racconti. Se davanti ai romanzi qualcuno può storcere il naso è dire qualcosa tipo: "Belli, però che pesanti", con i racconti non c'è via di scampo. Basterebbe una carrellata di incipit per dimostrare come la scrittura kafkiana sia capace fin dall'inizio di attrarre dentro la pagina il lettore, di ipnotizzarlo con lunghi e tortuosi periodi – ripide scalate verso l'assurdo – o con brevi e folgoranti inizi. Valga per tutti l'immortale incipit de "La metamorfosi": "Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto". I temi e le atmosfere sono quelle dei romanzi: il sogno e il surreale. L'impossibile descritto come possibile. Che cosa c'è di strano nello svegliarsi scarafaggio? Gregor Samsa cercherà comunque di andare a lavoro; e Bucefalo, l'avvocato-cavallo, verrà accolto dagli altri avvocati con commenti di "straordinario buon senso". Racconti nei quali si intrecciano due elementi, temi portanti della poetica kafkiana: la vita personale dell'autore, e quindi tutte quelle tematiche legate all'inconscio; e la critica alla società e alla sue istituzioni. E forse e proprio quest'ultima chiave di lettura ad offrirci, oggi, i maggiori spunti di riflessione. Come il brevissimo racconto dove il contadino cerca di attraversare la porta della Legge, e alla fine non ci riesce: impossibile non chiedersi quanto questa piccola favola rispecchi le condizioni dello stato di Diritto in Italia in questo ultimo periodo.
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