


Marven Callar divide la sua vita tra un lavoro in un supermercato in un villaggio delle Highlands scozzesi dove vive, le chiacchierate di cose futili con le amiche dentro pub fumosi pieni di uomini ubriachi e la passione per un uomo cui ha dedicato i suoi giovani anni, abbandonando casa e affetti, e con il quale condividere sogni e futuro. I giorni si susseguono ai giorni nella loro banale normalità fino al momento in cui l’esistenza di Marven viene sconvolta dal ritrovamento del fidanzato riverso sul pavimento, morto suicida. Le sicurezze della giovane si frantumano in un attimo come un cristallo colpito da un sasso e davanti a lei si aprono due possibilità: ignorare la morte dell’uomo provando indifferenza verso la vita e le esperienze che essa potrebbe offrire o cominciare una esistenza nuova che non sia fuga dal passato ma rinascita. La vita ha il sopravvento sul dolore e la disperazione e Marven scopre così che al di là delle coste aspre battute dal mare e dal vento, esiste una realtà dagli ampi confini che la sua mente fino a quel momento non aveva neppure mai considerato. Entroterra dolci, luoghi da conoscere non lontani dal suo piccolo mondo, i piaceri di relazioni anche fugaci e i soldi di quell’uomo che aveva amato fino ad allora che possono aiutarla in tanti frangenti, anche ad acquisire una nuova consapevolezza di sé…
Rave Girl annuncia le tematiche che saranno care a tutti i futuri romanzi di Alan Warner: le contraddizioni, le problematiche del mondo giovani e le tortuose strade intraprese dai protagonisti per l’affermazione di sé e di un posto nel mondo. Lo stesso vale per Marven, a cui si deve il titolo del romanzo: una autentica ‘raver’, il cui migliore passatempo è l’ascolto di musicassette e CD, ognuno dei quali identifica in maniera distinta ogni evento della sua vita, una emozione, un lavoro. Ma si può parlare di ‘rave’ solo per i molteplici accenni musicali, mancano infatti quelle atmosfere allucinate che accompagnano le feste dei grandi eventi rock; a fare da cornice al romanzo sono paesaggi quasi lunari, carichi di ambiguità e mistero, che a poco a poco sveleranno anche i lati oscuri, l’erotismo e la sensualità (forse inconsapevole) della giovane. Il quadro dei giovani che ne si coglie non è dei più positivi ma il merito di Warner sta nell’avere saputo rendere, senza pregiudizi o commenti moralizzanti, l’alienazione (quasi rassegnata) che grava sull’animo della ragazza, in un torbido girare a vuoto e con il quale si vuole (erroneamente) identificare la condizione giovanile dei tempi moderni.