Il fondamentalista riluttante

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
voto
Il fondamentalista riluttante

Non tutti gli americani hanno la fortuna di incontrare, passeggiando per il vecchio bazar di Anarkali a Lahore, un cittadino pakistano che ha vissuto quattro anni negli Stati Uniti, così gentile da consigliare il migliore locale dove prendere il tè e scegliere ristorante e menu per una cena, buona davvero, da consumare senza posate. Certo, in cambio tocca essere altrettanto gentili e disposti ad ascoltare per ore il pakistano, se ha voglia di raccontare la sua storia, che nel caso in questione è piuttosto interessante. Dopo essersi laureato a Princeton, Changez è stato assunto in un’importante società di consulenza come analista finanziario: stilava documenti e modelli per valutare attività in crisi per conto di possibili imprese acquirenti, suggeriva strategie per risparmiare costi (anche tagliando risorse umane) ai presidenti e agli amministratori delegati di aziende. A soli ventidue anni viveva a New York con uno stipendio di più di ottantamila dollari l’anno, viaggiava per il mondo in business class e usciva con Erica, una giovane e ricca americana che lo illudeva, essendo ancora innamorata del fidanzato Chris, morto un anno prima. Finché l’11 settembre, Changez ha visto in televisione crollare le torri del World Trade Center, e ha sorriso…
Attraverso un lungo monologo poco noioso perché vivo e intelligente, questo breve romanzo racconta il cambiamento di un'identità confusa, come arriva a definirsi il protagonista poche pagine prima dello sconvolgente finale. Proprio nel personaggio narrante, giovane sì ma dalla struttura solida abbastanza per notare le differenze tra sé e i colleghi di Princeton quando fanno una vacanza insieme in Europa, Mohsin Hamid mette in scena l’evoluzione maggiore, mentre gli fa descrivere come reagiscono alla morte e alla violenza il mondo intero, e colei che vorrebbe diventasse la sua donna. Ne risente talvolta la naturalezza del colloquio tra Changez e il suo misterioso interlocutore americano, mentre invece un personaggio ben riuscito è il comprensivo e incoraggiante capo di Changez, Jim, cui l’autore fa dire a un certo punto: “La maggior parte della gente non se ne rende conto, ragazzo, - disse allacciandosi la cintura con un cenno del capo in direzione del buio edificio alle nostre spalle – Così cerca di resistere al cambiamento. Ma il potere deriva dal diventare cambiamento.”