Silenzi vietati
Sapete spiegare perché, per diventare scrittori, si seguono corsi di Scrittura creativa tenuti da mediocri autori che per diventare tali non hanno avuto nessuna formazione particolare, e che si ostinano a dare consigli discutibili ad aspiranti pennivendoli selezionati in base a quanto hanno già pubblicato? Questo è solo uno dei tanti paradossi della vita che tormentano Francesco, giovane adulto depresso in cerca di una propria identità, che trova conforto e riflessione nelle e-mail indirizzate al suo vecchio professore delle superiori, Massimo Onofri, ora noto scrittore e critico letterario. Francesco racconta della sua famiglia, delle sue difficoltà con le donne, delle perversioni sessuali, della terapia con lo psicologo, che tenta di farlo ragionare con disegni di cerchi e quadratini. La vita di provincia troppo stretta, l’incapacità di sviluppare amicizie vere e profonde, la mancanza di fiducia in sé stessi e nel futuro, costante che oramai contraddistingue un’intera generazione di precari lavorativi e sentimentali…
Queste sono solo alcune delle tematiche affrontate nell’esordio del giovane scrittore viterbese Francesco Caccamea, che scherzosamente (ma mica poi tanto) sostiene si tratti di “un libro sull’impotenza sessuale e un manifesto contro i corsi di Scrittura creativa”. È una sorta di rivisitazione del romanzo epistolare ottocentesco, una verosimile autobiografia-diario che attraverso toni ironici e tragicomici tenta con successo di trasmettere il disagio e il malessere interiore di chi non riesce ad adeguarsi ad una società profondamene mutata. Superata la prima parte del libro, forse la meno originale e volta più a sorprendere e intrattenere invece che comunicare, si delinea finalmente in profondità la sensibilità di chi sta scrivendo, senza la necessità di battute scontate o inutili sorrisi, semplicemente confessando i fatti in modo nudo e crudo, profondo e toccante. Per questo libro (che sta suscitando un discreto interesse nella critica, con qualcuno che è arrivato addirittura a paragonare Ceccamea a Roth e Svevo!) c'è chi ha parlato di un nuovo genere, il reality-book, figlio della cultura televisiva e internettiana contemporanea. Narrazione pregevolissima, intelligentemente scritta, calibrata e curata, senza dubbio. Viene però da chiedersi se il libro avrebbe avuto lo stesso successo e lo stesso battage mediatico se l’interlocutore (sia nella finzione che nella realtà) delle famose e-mail non fosse stato Onofri, che a volte sembra avere più spazio nelle recensioni dello stesso autore.

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