Zucchero bruciato
A colpire da subito il lettore è la lingua che Alessandro Preiser usa per raccontare la storia di questo personaggio, che a leggere la biografia in terza di copertina potrebbe essere quella dell'autore. Una lingua ricchissima di arcaicismi, parole astruse e ormai decisamente inutilizzate. Solo per citarne alcune: ammennicolo, cespiti, pellucidi, concione, costui, magione, cagione. Senza contare l'uso frequente di locuzioni come allorquando, allorché, finanche, quivi. Il linguaggio è giustificato perché la terza persona utilizzata è molto vicina al personaggio di Giglio, che si esprime quotidianamente in questo modo avendo, durante i suoi anni di carcere, letto molti libri. Altra particolarità sono i nomi dei personaggi, decisamente inusuali e inverosimili, oggi come negli anni '80 (l'arco temporale nel quale sono ambientate le vicende): Astolfo, Laio, Crisippo, Dafne, Clorinda. Bisogna dire che nonostante la lingua l'autore riesce a imprimere nel racconto il ritmo giusto, un ritmo che spinge il lettore a proseguire ad andare avanti: una magia che però si interrompe ogni qualvolta il narratore apostrofa direttamente il lettore. Un libro diviso quasi in due parti, una prima dove prevalgono temi e toni da romanzo noir e una seconda più riflessiva e sentimentale. Un cambiamento che forse spiazza un po' il lettore, che si era faticosamente abituato ai toni della prima parte. Il punto di forza del romanzo è decisamente il personaggio di Giglio, dalle mille sfaccettature e ben costruito (forse un po' pedante). Un punto interrogativo al quale non si riesce a dare risposta è però come facciano gli altri personaggi, mediocri spacciatori e drogati qualunque, a stare a sentire i sproloqui farciti di citazioni colte dal linguaggio arcaico e arzigogolato di Giglio senza che quest'ultimo venga mandato prontamente affanculo. Impossibile non citare le 16 pagine (da pag. 218 a 234, per essere precisi), di discorso diretto continuo interrotto solo ogni tanto da qualche frase, in cui Giglio mette su un ragionamento storico-religioso-letterario-sociologico-filosofico arrivando a citare a memoria 3 lasse della Gerusalemme Liberata davanti a Fulvio, un personaggio che secondo Preiser ascolterebbe pure con attenzione, arrivando persino a comprendere i difficili passaggi del discorso, pur avendo sniffato cocaina tutta la notte. Si noti che anche Giglio, prima di iniziare lo sproloquio, si è fatto una striscia.
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