Il Pigneto liberato
Simona Biancalana
voto

Rinaldo Tasso, stravagante ed anacronistico aedo dei nostri tempi, assiste alla rivolta nelle strade del celebre quartiere romano Pigneto, portando testimonianza degli accadimenti passati, presenti (e futuri?) di questo luogo carico di vite e racconti. Narra delle origini, da zona trascurata e popolare abitata per lo più da immigrati a borgata ripulita per studenti, new bohémien e pseudo-intellettuali di sinistra. Di come le vecchie osterie siano diventate facili prede per nuovi investitori, impazienti di aprire altri wine-bar tanto alla moda. Dei residenti storici, in continuo bilico tra conservare la propria identità e lasciarsi alle spalle anni di miseria. E di chi, nonostante i cambiamenti, cerca di mantenere uniti tutti quelli che il quartiere lo amano davvero, tentando di stabilire un equilibrio precario...
Nel 2005 all’interno de El Murallon, foglio settimanale dedicato alle attività culturali del Pigneto, era possibile leggere brevi commenti in rima, firmati solamente con una sigla, SG. Esperimento curioso, che fondeva la tradizione lirica toscana e romana per raccontare esperienze quotidiane di questa porzione di città così viva quanto contraddittoria. Da queste prove generali ha preso vita il romanzo di Simone Ghelli, nato a Piombino ma romano d’adozione, co-fondatore del gruppo “Scrittori Sommersi”, che ha saputo trasmettere nelle pagine tutta la passione per la Capitale e per la letteratura (non a caso, si ispira liberamente sin dal titolo del libro all’opera di Torquato Tasso e alla sua Gerusalemme Liberata). Attraverso descrizioni accurate e metafore raffinate ci guida nell’esplorazione di questa isola urbana, presentandoci personaggi tutt’altro che fittizi, attivi protagonisti della vita del quartiere, facili da incontrare entrando nei circoli culturali della zona. Una lettura complessa, malinconica, carica di riflessioni. A volte il linguaggio forbito mette in secondo piano l’acuta ed intelligente riflessione sulle dinamiche che hanno plasmato e muovono tuttora il Pigneto. Proprio perché outsider, l’autore è riuscito a cogliere le mille sfaccettature sociali, fornendo uno sguardo altro e neutrale. Lettura consigliata, per chi vuole comprendere nel profondo gli accadimenti che hanno trasformato la borgata periferica tanto amata da Pasolini in un quartiere di artisti e piccole élite, non per questo privo di tensioni, spaccature culturali e nuove forme di razzismo. Il libro è stato pubblicato poco prima che si verificasse l’incursione neofascista tristemente nota ai media. Ma nel racconto questo era in un qualche modo anticipato e previsto.