Classica, moderna, criminale
2005. Eros Canti è un commissario di polizia di mezz’età impegnato a sbrogliare i soliti omicidi passionali che impregnano la città di Milano: roba di poco conto che - tra indagini, prove e atti giudiziari - nel giro di un paio di giorni viene risolta e archiviata. Le mattine iniziano tutte allo stesso modo: caffè, colazione, capatina al bar poco prima delle nove, secondo caffè e poi via in commissariato in compagnia dell’agente Catullo. Sinché un giorno l’omicidio del povero barista Ricci non dà il via ad una strana scia di morti: i cadaveri vengono ritrovati sulle scene del delitto in pose che ricordano il dipinto La morte di Marat di Jaques Louis David, o le mummie celebrate nella pop art di George Segal, oppure pacchetti bianchi legati da corde alla Christo. Cosa c’entra la corrente della moderna body art in tutto questo? Siamo di fronte all’opera di un artista o un serial killer? E che cosa collega questa catena di omicidi? Il commissario Canti, aiutato dalla storica dell’arte Rosa Bordin e dalla sua squadra, cercherà di risolvere quest’enigma, non senza difficoltà…
Sergio Vanni si dedica da tempo alla produzione artistica, se ha preso il via con un libro di filastrocche per bambini nel lontano 1984, nulla gli vieta di dedicarsi in seguito alla realizzazione di tele, sculture o miniaturizzazioni dissacranti di opere d’arte - da quest’ultimo ciclo di lavori ne è derivato il libro L’arte è un pacco, catalogo che raccoglie le parodie artistiche dell’autore. Nel 2008 per Eclissi esce il romanzo Classica, moderna, criminale: a differenza dei libri degli autori più giovani e dissacranti presenti nella collana I dingo, l’opera di Vanni risulta certamente più matura nel linguaggio e nell’impasto della narrazione, nonché contraddistinta da un gusto tutto personale per un Giallo basato sull’intreccio e l’indagine, lontano quindi da quella violenza - alle volte gratuita - che spesso popola il Noir: genere che ultimamente riscuote o miete tanto successo tra i lettori. Classica, moderna o criminale verrebbe da chiedersi? Il titolo dell’opera stessa si presta per questa diversificazione: e il classico sembra prevalere.

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