Educazione siberiana

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Educazione siberiana
“Pace e salute a tutti i fratelli e agli uomini onesti, morte e maledizioni agli sbirri e agli infami”. È questa una delle frasi di saluto e di buon augurio più diffuse tra gli abitanti della Transnistria, regione dell’ex URSS attualmente di fatto indipendente ma non riconosciuta da nessuno Stato internazionale. Qui è cresciuto Nicolai, figlio e nipote di “criminali onesti”, ovvero uomini che hanno saputo valorizzare il loro ruolo nella società senza regole cresciuta sulle ceneri di una deportazione di massa voluta da Stalin. Nicolai è ancora un bambino ma cresce in fretta, è già bravo con la picca (il coltello che gli anziani usano regalare ai piccoli come segno della loro maturità), sa essere un leader con gli amici e affronta le bande rivali con coraggio e lealtà. Odia i 'porci sbirri' come ogni siberiano che si rispetti e tira molotov al distretto di polizia fuggendo in fretta a nascondersi con gli amici. A soli dodici anni, Nicolai è già avviato anche lui a una buona carriera di “criminale onesto”, ma dopo l’ennesima rissa violenta tra bande rivali finita a coltellate, per lui si aprono le porte del carcere minorile. Un’esperienza che segnerà a fondo la personalità del giovane, impegnato a difendere la propria vita in un ambiente terribile, dove le guardie carcerarie abusano sessualmente dei giovani reclusi. Ennesima tappa di una vita vissuta sotto il segno della violenza e che porterà Nicolai poco più che ventenne a prendere la decisione definitiva di abbandonare la terra siberiana per trasferirsi nella provincia di Cuneo, dove oggi vive e lavora...
Nicolai Lilin, classe 1979, scala con merito le classifiche della Narrativa italiana con un romanzo autobiografico che spalanca le porte di un mondo ai limiti dell’umana comprensione, in una regione russa dimenticata da Dio dove la vita “non si subisce, si combatte”. Osannato tra gli altri da Roberto Saviano, Educazione siberiana è il romanzo che dà voce a un popolo represso per decenni dal regime sovietico, una landa industriale desolata e inospitale nella quale la criminalità ha gettato le basi di un secondo Stato fondato su leggi tramandate oralmente dagli anziani e basate su un codice d’onore guerriero votato alla lealtà ma anche alla più disarmante ferocia. Con una prosa fredda e ben scandita, dura ed essenziale come l'accento siberiano ma capace a tratti di assumere anche contorni ironici, Nicolai Lilin scrive direttamente in italiano (immaginiamo col decisivo ausilio di ottimi editor) del suo passato e di una cultura che vive di bizzarri valori per i quali magari i portatori di handicap sono rispettati più di qualsiasi altro individuo ma è non solo lecito ma ben visto uccidere un adolescente che imbratta i muri di scritte. Lilin è la reincarnazione del Neorealismo, e il suo Educazione siberiana è occhi, muscoli e pelle più che cuore e materia grigia.