Bonjour tristesse
Il lusso, le calde atmosfere del Mediterraneo, i refoli della ricerca del bello e del piacere: è un’aura di leggerezza quella che si respira fin dalle prime pagine del romanzo della Sagan. Niente da dire se questa sensazione si limitasse all’ambientazione ma essa, poco a poco, pervade tutto: parole, intenti, personaggi. Edonista è il padre che incapace di accettare le rughe che cominciano a comparire attorno agli occhi, duetta con i sentimenti e le situazioni come se fossero figuranti in una vita da modellare come cartapesta. Avventata, quasi audace (il romanzo è stato scritto nel 1954), la scelta di Cécile di abbandonarsi tra le braccia di un giovane, desiderato per conoscere l’amore fisico con cui in realtà non entra mai in comunione. Discutibile la morale della ragazza che può essere letta come denuncia del vuoto di valori avvertito dalla gioventù degli anni Cinquanta, che permette remissivamente di liberarsi di tutto ciò che costituisce scomodo, peso, o responsabilità. Profonda l’insoddisfazione dell’essere, che blocca i personaggi in una ricerca affannata di nuovo possesso e gratificazioni effimere e che li conduce a guardasi allo specchio senza vedere il buio interiore che li avvinghia, senza provare rimorso o senso di colpa. Il messaggio che creò scalpore all’epoca ma che può portare anche oggi a diverse considerazione, è che la vita va vissuta al di là del bene e del male. Ma quando, in tutto questo sberluccichio fatuo, emerge la coscienza non resta che dire: “Bonjour tristesse”.
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