La Divina Commedia
Com’è noto, la Divina Commedia è un poema diviso in tre cantiche: Inferno, Purgatorio e Paradiso, di trentatré canti ciascuna, alle quali va aggiunto quello iniziale che ha funzione di proemio all’intera opera, composto utilizzando gli stilemi del linguaggio volgare. L’imponente struttura architettonica del testo, dettata da un palese intento celebrativo rivolto a esaltare la grandezza di Dio, suscita da sempre un forte impatto suggestivo sul lettore. Le descrizioni degli scenari ideati e la caratterizzazione dei personaggi evocati sono i punti caratterizzanti di una rappresentazione oltremondana che non obbedisce solo alla costruzione di uno strumento funzionale ad un messaggio di ordine morale e religioso, ma che ha l’innegabile capacità di sollecitare l’immaginario e di accendere la fantasia di chi legge. E nel contempo non si può non provare ammirazione per la bellezza e l’armonia dell’inconfondibile vibrazione poetica con cui Dante descrive tanto la vastità dei paesaggi quanto l’incubo atroce delle pene. Facendo leva sulle risorse drammatiche e inventive di un’intensa capacità espressiva, il sommo poeta descrive il doloroso pellegrinaggio, attraverso i gironi infernali, in un crescendo di terrore e angoscia; l’ascesa tra gli spiriti purganti in un clima di rigenerante speranza; l’approdo, lungo radiose sfere concentriche, all’agognata beatitudine eterna. Ecco spiegato il motivo per cui non ci stancheremo mai di raccomandare ai lettori di tornare di tanto in tanto alle pagine dei grandi classici della nostra letteratura: perché il tempo non possa mai stendere alcun velo di oblio sul fascino della memoria, sulla sacralità delle radici culturali, che hanno contraddistinto il cammino della nostra civiltà letteraria, e che ci auguriamo continui a sostenerci ancora a lungo.
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